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domenica 6 aprile 2008

IL PARCO NAZIONALE DELL'APPENNINO LUCANO VAL D'AGRI LAGONEGRESE

I PRO E I CONTRO???


IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Vista la legge 8 luglio 1986, n. 349, recante l'istituzione del

Ministero dell'ambiente e, in particolare, l'art. 5, comma 2, che

attribuisce al Ministero dell'ambiente la competenza ad individuare

le zone di importanza naturalistica nazionale ed internazionale su

cui potranno essere costituiti parchi e riserve naturali;

Vista la legge quadro sulle aree protette 6 dicembre 1991, n. 394,

e successive modificazioni, ed in particolare l'art. 1 che ne

definisce finalita' e ambito di applicazione;

Considerato che l'art. 77, comma 1, del decreto legislativo

31 marzo 1998, n. 112, definisce di rilievo nazionale i compiti e le

funzioni in materia di parchi naturali attribuiti allo Stato dalla

legge 6 dicembre 1991, n. 394;

Visto l'art. 2, comma 5, della legge 9 dicembre 1998, n. 426, che

prevede l'istituzione del Parco nazionale della Val d'Agri e

Lagonegrese;

Visto l'art. 35 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300,

come modificato dall'art. 3 del decreto legislativo 6 dicembre 2002,

n. 287 e dall'art. 1, comma 13-bis, del decreto-legge 18 maggio 2006,

n. 181, convertito, con modificazione, dalla legge 17 luglio 2006, n.

233, che ha istituito il Ministero dell'ambiente e della tutela del

territorio e del mare;

Considerato che nell'ambito del programma comunitario «Natura 2000»

e del relativo progetto italiano «Bioitaly», la regione Basilicata

con la delibera di giunta n. 978 del 4 giugno 2003 ha proposto tra

gli altri i siti di importanza comunitaria aventi i codici IT9210035,

IT9210115, IT9210240, IT9210205, IT9210180, IT9210170, IT9210005,

IT9210143, IT9210110, IT9210195, IT9210200, IT9210045;

Considerato che l'istruttoria svolta dal Ministero dell'ambiente e

della tutela del territorio e del mare ha consentito di verificare la

presenza sul territorio di valori naturalistici, paesaggistici e

storico-culturali di rilievo nazionale ed internazionale meritevoli

di gradi di tutela differenziati;

Considerato che l'art. 8, comma 5, della legge 6 dicembre 1991, n.

394, consente che con il provvedimento istitutivo del parco nazionale

siano introdotte misure di salvaguardia anche ad integrazione delle

analoghe misure eventualmente adottate ai sensi dell'art. 6 della

medesima legge;

Considerato che nell'ambito della suddetta istruttoria tecnica sono

stati consultati gli enti locali interessati;

Acquisita l'intesa con la regione Basilicata sull'istituzione del

Parco nazionale dell'Appennino Lucano - Val d'Agri-Lagonegrese,

espressa con deliberazione del consiglio regionale n. 552 del

23 dicembre 2002;

Visti gli esiti delle riunioni della Conferenza unificata in sede

tecnica del 5 giugno 2003, del 20 ottobre 2003, del 10 gennaio 2005 e

del 19 gennaio 2006 e, in sede politica, del 15 dicembre 2005 e del

26 gennaio 2006;

Acquisita l'intesa della regione Basilicata, di cui alla delibera

di giunta regionale n. 809 del 5 giugno 2006;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 25 luglio 2006,

che istituisce il Parco nazionale dell'Appennino Lucano - Val

d'Agri-Lagonegrese;

Vista la nota n. 66/17 in data 7 settembre 2006 della Corte dei

conti, con la quale l'organo di controllo non ha ammesso al visto di

registrazione il predetto decreto del Presidente della Repubblica

25 luglio 2006, osservando, in particolare, la mancanza del parere

favorevole della Conferenza unificata, nonche' l'imperfetto

raggiungimento dell'intesa con la regione Basilicata, in

considerazione della non completa conformita' della citata delibera

della regione Basilicata alla proposta del Ministero proponente.

Ritenuto necessario adeguarsi alle citate osservazioni della Corte

dei conti e pertanto di riacquisire nel procedimento gli atti oggetto

di rilievo da parte dell'organo di controllo;

Acquisita l'intesa con la regione Basilicata sull'istituzione del

Parco nazionale dell'Appennino Lucano - Val d'Agri-Lagonegrese,

espressa con deliberazione della propria giunta regionale n. 537 del

17 aprile 2007;

Sentita la Conferenza unificata che, ai sensi dell'art. 77,

comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, in data

20 settembre 2007 ha espresso parere favorevole;

Ritenuto necessario predisporre un nuovo provvedimento che

sostituisca il decreto del Presidente della Repubblica 25 luglio

2006;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella

riunione del 9 novembre 2007;

Sulla proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del

territorio e del mare;

Decreta:

Art. 1.

1. E' istituito il Parco nazionale dell'Appennino Lucano - Val

d'Agri-Lagonegrese.

2. E' istituito l'ente Parco nazionale dell'Appennino Lucano - Val

d'Agri-Lagonegrese che ha personalita' di diritto pubblico ed e'

sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'ambiente e della tutela

del territorio e del mare.

3. All'ente Parco nazionale dell'Appennino Lucano - Val

d'Agri-Lagonegrese si applicano le disposizioni di cui alla legge

20 marzo 1975, n. 70, trovando collocazione nella tabella IV ad essa

allegata.

4. Il territorio del Parco nazionale dell'Appennino Lucano - Val

d'Agri-Lagonegrese e' delimitato in via definitiva dalla

perimetrazione riportata nella cartografia ufficiale in scala

1:50.000 allegata al presente decreto, del quale costituisce parte

integrante, e depositata in originale presso il Ministero

dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ed in copia

conforme presso la regione Basilicata e la sede dell'ente Parco

nazionale dell'Appennino Lucano - Val d'Agri-Lagonegrese.

5. Nel territorio del Parco, a decorrere dalla data di

pubblicazione del presente decreto, fino all'entrata in vigore del

piano del Parco di cui all'art. 12 della legge 6 dicembre 1991, n.

394, da adottarsi sentito il Ministero per i beni e le attivita'

culturali, si applicano direttamente le misure di salvaguardia

riportate nell'allegato A al presente decreto del quale costituisce

parte integrante.

6. La pianta organica dell'ente Parco e' determinata ed approvata

entro sessanta giorni dall'insediamento del consiglio direttivo,

osservate le procedure di cui all'art. 6, e seguenti, del decreto

legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni.

                                                           Allegato A
                                      (previsto dall'art. 1, comma 5)
              DISCIPLINA DI TUTELA DEL PARCO NAZIONALE
           DELL'APPENNINO LUCANO - VAL D'AGRI-LAGONEGRESE
                               Art. 1.
                        Zonizzazione interna
    1.  L'area  del  Parco  nazionale  dell'Appennino  Lucano  -  Val
d'Agri-Lagonegrese,  cosi' come delimitata nella cartografia allegata
al presente decreto, e' suddivisa nelle seguenti zone:
      zona  1, di elevato interesse naturalistico e paesaggistico con
inesistente o limitato grado di antropizzazione;
      zona  2,  di rilevante interesse naturalistico, paesaggistico e
culturale con limitato grado di antropizzazione;
      zona  3, di rilevante valore paesaggistico, storico e culturale
con elevato grado di antropizzazione.
                               Art. 2.
                         Tutela e promozione
    1. Nell'ambito del territorio di cui all'art. 1, sono assicurate:
      a) la   conservazione   di   specie   animali  o  vegetali,  di
associazioni  vegetali,  di  formazioni  geologiche,  di singolarita'
paleontologiche,  di  comunita'  biologiche,  di biotopi, di processi
naturali,  di  equilibri  idraulici  e  idrogeologici,  di  equilibri
ecologici;
      b) la tutela del paesaggio;
      c) l'applicazione di metodi di gestione del territorio idonei a
favorire   una   integrazione   tra   uomo  e  ambiente  mediante  il
mantenimento  e  lo  sviluppo  delle  attivita'  agro-silvo-pastorali
tradizionali;
      d) la  promozione e lo sviluppo dell'agricoltura tradizionale e
biologica   attraverso  opportune  forme  di  incentivazione  per  la
riconversione  delle  colture  esistenti e di assistenza tecnica alle
imprese;
      e) la  conservazione  del  bosco  e  la  gestione delle risorse
forestali    attraverso    interventi    che   non   modifichino   le
caratteristiche fondamentali dell'ecosistema;
      f) la promozione di attivita' di educazione, di formazione e di
ricerca scientifica anche interdisciplinare;
      g) le attivita' turistiche e ricreative compatibili;
      h) il  supporto  e la valorizzazione delle attivita' produttive
compatibili;
      i)  la  tutela  e  la valorizzazione degli usi e costumi, delle
consuetudini   e   delle  attivita'  tradizionali  delle  popolazioni
residenti sul territorio, nonche' delle espressioni culturali proprie
e caratteristiche dell'identita' delle comunita' locali;
      l)  il rispetto degli usi civici delle collettivita' locali che
sono esercitate secondo le consuetudini locali.
                               Art. 3.
                          Divieti generali
    1.  Sono  vietate  su  tutto  il  territorio  del Parco nazionale
dell'Appennino   Lucano   -   Val   d'Agri-Lagonegrese,  le  seguenti
attivita':
      a) la  cattura,  l'uccisione,  il danneggiamento ed il disturbo
delle  specie  animali  ad  eccezione  di quanto eseguito per fini di
ricerca e di studio previa autorizzazione dell'ente Parco e salvo gli
eventuali  abbattimenti  selettivi necessari per ricomporre equilibri
ecologici  accertati  dall'ente Parco ai sensi dell'art. 11, comma 4,
legge  6 dicembre 1991, n. 394; per quanto riguarda le specie ittiche
si applica la normativa vigente salvo quanto previsto alla successiva
lettera c);
      b) la raccolta e il danneggiamento della flora spontanea, fatte
salve  le  attivita'  agro-silvo-pastorali,  nonche'  la  raccolta di
funghi,  tartufi  e degli altri prodotti del bosco nel rispetto delle
vigenti normative e degli usi civici;
      c) l'introduzione  in ambiente naturale non recintato di specie
vegetali o animali estranee alla flora e alla fauna autoctona;
      d) il  prelievo di materiali di rilevante interesse geologico e
paleontologico, ad eccezione di quello eseguito per fini di ricerca e
di studio previa autorizzazione dell'ente Parco;
      e) l'apertura   e   l'esercizio   di  cave,  di  miniere  e  di
discariche,  nonche'  l'asportazione  di  minerali,  fatte  salve  le
rispettive  attivita'  gia'  in  atto,  esclusivamente finalizzate al
ripristino  ambientale  dei  siti,  previa  autorizzazione  dell'ente
Parco;
      f) l'introduzione  da  parte  di  privati,  di armi, esplosivi,
qualsiasi  mezzo  distruttivo  o di cattura se non autorizzata, fatto
salvo  quanto previsto dall'art. 21, comma 1, lettera g), della legge
11 febbraio 1992, n. 157;
      g) il  campeggio, al di fuori delle aree destinate a tale scopo
ed  appositamente  attrezzate  ad  eccezione del campeggio temporaneo
autorizzato;
      h) il   sorvolo  non  autorizzato  dalle  competenti  autorita'
secondo  quanto  espressamente  definito dalle leggi sulla disciplina
del  volo  e  dall'ente  Parco  per quanto attiene alle necessita' di
tutela delle aree di cui all'art. 1;
      i) il transito di mezzi motorizzati fuori dalle strade statali,
provinciali, comunali, vicinali gravate da servitu' e fatta eccezione
per  i  mezzi di servizio e per i mezzi accessori all'esercizio delle
attivita' agro-silvo-pastorali;
      l)  la  costruzione  nelle  zone  agricole di qualsiasi tipo di
recinzione,  ad  eccezione  di quelle necessarie alla sicurezza delle
abitazioni  e  degli  impianti tecnologici, di quelle accessorie alle
attivita'   agro-silvo-pastorali,   purche'   realizzate  utilizzando
tipologie  e materiali tradizionali, e delle delimitazioni temporanee
a protezione delle attivita' zootecniche;
      m) lo  svolgimento  di  attivita' pubblicitarie al di fuori dei
centri urbani, non autorizzate dall'ente Parco;
      n) l'attivita'  di  estrazione  e  di  ricerca  di  idrocarburi
liquidi e relative infrastrutture tecnologiche;
      o) la  realizzazione  di  opere  che comportino la modifica del
regime  delle  acque,  fatte  salve  quelle necessarie alla sicurezza
delle  popolazioni  e  le  opere  minori  legate  all'esercizio delle
attivita' agro-silvo-pastorali tradizionali che comunque non incidono
sugli alvei naturali.
    2.  In  riferimento alla lettera n) del comma 1 e' fatta salva la
realizzazione  di  opere  e  l'esercizio delle attivita' connesse che
hanno gia' ottenuto il giudizio positivo di compatibilita' ambientale
ai sensi della vigente normativa in materia di valutazione di impatto
ambientale,  nonche' quelle relative agli interventi per i quali alla
data  di approvazione della proposta di intesa da parte del consiglio
regionale  siano state avviate le procedure di valutazione di impatto
ambientale.
                               Art. 4.
                          Divieti in zona 1
    1. Nelle aree di zona 1 di cui all'art. 1 vigono in particolare i
seguenti ulteriori divieti:
      a) l'uso dei fitofarmaci;
      b) la   realizzazione   di   nuovi  edifici  ed  il  cambio  di
destinazione  d'uso  di quelli esistenti, fatte salve le strutture di
servizio agli impianti turistici e sportivi esistenti, e fatte salve,
altresi',  le  previsioni  dei  piani  paesistici  di  ambito laddove
vigenti e/o in fase di approvazione;
      c) le   utilizzazioni   boschive  non  previste  nei  piani  di
assestamento  forestale  approvati  dall'ente  Parco, fatti salvi gli
interventi  necessari  alla prevenzione degli incendi, gli interventi
fitosanitari,  le  cure  colturali  e  gli  interventi selvicolturali
ritenuti dall'ente Parco opportuni per la salvaguardia dei boschi;
      d) lo svolgimento di attivita' sportive con veicoli a motore;
      e) la  realizzazione  di nuovi tracciati stradali e nuove opere
di  mobilita',  ad  eccezione  di quelle di servizio per le attivita'
agro-silvo-pastorali;
      f) l'apposizione   di  cartelli  e  manufatti  pubblicitari  di
qualunque natura e scopo, ad esclusione della segnaletica informativa
del  parco  e  della segnaletica esistente, purche' conforme a quella
del C.A.I.;
      g) le   opere  tecnologiche  ad  eccezione  degli  impianti  di
approvvigionamento  idrico  e  di  depurazione  di modesta entita' ed
antincendio, previa autorizzazione dell'ente Parco.
                               Art. 5.
                          Divieti in zona 2
    1. Nelle aree di zona 2 di cui all'art. 1 vigono oltre ai divieti
generali di cui all'art. 3 i seguenti divieti:
      a) la  circolazione  di natanti a motore nei bacini lacustri ad
eccezione delle attivita' di sorveglianza e di soccorso;
      b) le   utilizzazioni   boschive  su  territori  di  proprieta'
demaniale  non  previste  nei  piani  di  assestamento forestale gia'
vigenti  e/o  in  fase  di  approvazione o approvati dall'ente Parco,
fatti  salvi gli interventi necessari alla prevenzione degli incendi,
gli  interventi  fitosanitari,  le  cure  colturali  e gli interventi
selvicolturali ritenuti dall'ente Parco opportuni per la salvaguardia
dei  boschi;  nonche'  i  progetti e le istanze di taglio, redatti ai
sensi della legge della regione Basilicata 10 novembre 1998, n. 42, e
della   D.G.R.   n.   956/2000  art.  1,  comma 2,  per  i  quali  le
amministrazioni    comunali   hanno   gia'   avviato   le   procedure
amministrative  fino  alla  data  di  entrata  in vigore del presente
decreto.
                               Art. 6.
                    Regime autorizzativo generale
    1.  L'adozione  dei  nuovi strumenti urbanistici generali e delle
loro  varianti  generali e parziali, per la parte ricadente nell'area
del Parco, deve essere preceduta da intesa con l'ente Parco.
    2.  Le  utilizzazioni boschive su territori ricadenti all'interno
del  perimetro  del  Parco  nazionale  dell'Appennino  Lucano  -  Val
d'Agri-Lagonegrese   vengono  autorizzate  dall'autorita'  competente
territorialmente,  secondo le normative nazionali e regionali vigenti
in materia.
                               Art. 7.
                   Regime autorizzativo in zona 1
    1. Salvo quanto disposto dagli articoli 3 e 4, sono sottoposti ad
autorizzazione dell'ente Parco i seguenti interventi:
      a) le   opere  tecnologiche,  fatte  salve  le  competenze  del
Ministero delle comunicazioni;
      b) gli  interventi  di restauro e di risanamento conservativo e
di  ristrutturazione edilizia cosi' come definiti dall'art. 31, primo
comma, lettere c) e d), della legge 5 agosto 1978, n. 457;
      c) i piani di assestamento forestale.
    2.  Resta  ferma  la  possibilita'  di  realizzare  interventi di
manutenzione  ordinaria e straordinaria cosi' come definiti dall'art.
31,  primo  comma, lettere a) e b) della legge 5 agosto 1978, n. 457,
dandone comunicazione all'organismo di gestione.
                               Art. 8.
                   Regime autorizzativo in zona 2
    1. Salvo  quanto disposto dagli articoli 3 e 5 sono sottoposti ad
autorizzazione dell'ente Parco i seguenti interventi:
      a) opere che comportino modificazione del regime delle acque al
fine della sicurezza delle popolazioni;
      b) opere  tecnologiche  quali elettrodotti con esclusione delle
opere   necessarie   alla   elettrificazione   rurale,  gasdotti  con
esclusione  delle  reti  di  distribuzione, acquedotti con esclusione
delle reti di distribuzione, depuratori e ripetitori;
      c) realizzazione di' piste ed impianti per lo sci di fondo;
      d) l'apertura di nuove strade e la realizzazione di nuove opere
di mobilita';
      e) interventi  di  restauro  e di risanamento conservativo e di
ristrutturazione  edilizia, cosi' come definiti dalle lettere c) e d)
del primo comma dell'art. 31 della legge 5 agosto 1978, n. 457.
    2. Resta  ferma  la  possibilita'  di  realizzare  interventi  di
manutenzione  ordinaria  e  straordinaria,  cosi' come definiti dalle
lettere a)  e b)  del  primo  comma dell'art. 31 della suddetta legge
5 agosto 1978, n. 457, dandone comunicazione all'ente di gestione.
    3.  Per gli interventi di rilevante trasformazione del territorio
che  siano  in  corso  d'opera  alla  data  di  entrata in vigore del
presente   decreto,  i  soggetti  titolari  delle  opere  trasmettono
all'ente di gestione, entro e non oltre trenta giorni dall'entrata in
vigore  del  presente decreto, secondo quanto disposto dal successivo
art.   10,   l'elenco  delle  opere  accompagnato  da  una  relazione
dettagliata  sullo  stato  dei  lavori e contenente l'indicazione del
luogo  ove  sono depositati i relativi progetti esecutivi. In caso di
mancata  comunicazione  delle  informazioni  di  cui  sopra l'ente di
gestione  provvedera'  ad  ordinare in via cautelativa la sospensione
dei lavori.
                               Art. 9.
                   Regime autorizzativo in zona 3
    1.  Nelle  aree  di  zona 3 di cui all'art. 1 sono fatte salve le
previsioni contenute negli strumenti urbanistici vigenti, in corso di
adozione, di programmazione, e comunque entro il 31 dicembre 2007.
                              Art. 10.
             Modalita' di richiesta delle autorizzazioni
    1.  L'eventuale  rilascio  di  autorizzazioni  da parte dell'ente
Parco,  per  quanto disposto agli articoli 6, 7, 8 e 9 e' subordinato
al rispetto da parte del richiedente delle seguenti condizioni:
      a) gli   elaborati   tecnici  relativi  alle  istanze  prodotte
dovranno essere corredati da tutte le autorizzazioni, i nulla osta, i
pareri,  comprese  le  eventuali  prescrizioni,  da  parte degli enti
istituzionalmente  competenti per territorio secondo quanto richiesto
dalla normativa vigente;
      b) l'autorizzazione e' rilasciata per le opere non ricadenti in
zona  1,  entro  sessanta giorni dalla ricezione della documentazione
richiesta,  completa  in  ogni  sua parte; tale termine potra' essere
prorogato  di  ulteriori trenta giorni per necessita' di istruttoria;
decorsi i predetti termini l'autorizzazione si intende rilasciata.
    2.  Le  autorizzazioni dell'ente Parco relative agli strumenti di
pianificazione   e   agli   interventi   soggetti  rispettivamente  a
conferenza   di  pianificazione  e  conferenza  di  localizzazione  e
relativi  accordi  di  cui  agli  articoli 25, 26, 27, 28 della legge
11 agosto   1999,   n.   23,   sono  rese  nelle  medesime  sedi  dal
rappresentante  dell'ente  Parco  convocato  a  norma  delle suddette
procedure.
                              Art. 11.
                          Norma transitoria
    1. Nelle more dell'entrata a regime dell'ente Parco, i pareri per
i  progetti e gli strumenti di pianificazione di cui agli articoli 6,
7  e  8  sono  ricompresi  nelle  rispettive  procedure autorizzative
espletate  ai  sensi  dell'art. 142, comma 1, lettera f), del decreto
legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

domenica 17 febbraio 2008

CRONACA DI UN MATTINO QUALUNQUE IN CALABRIA…


Monday 18 February 2008
Una bella e profonda lettera inviata da Maurizio Agostino, che ci svela la vera essenza della Calabria.

agostino_maurizio.jpgEsco di casa in una giornata che si presenta fresca e luminosa...
Questa è una terra dai tanti luoghi, in tanti di questi diciamo di aver freddo quando ci sono 6/7 gradi...

Mi capita spesso di andare a dormire con i pensieri del giorno, che tanto lasciano ancora da fare... Sveglio guardo già avanti con ottimismo.
E' prestino, sono già con l'idea di accendere l'autoradio e di riconnertermi con il mondo. Nuove notizie danno sempre vitalità alle idee positive...

Il giornaleradio mette in prima pagina una notizia proveniente dalla Calabria, arrestati nella notte 50 persone per traffico di droga, appalti truccati ed estorsioni.
C'è anche un assessore Regionale al Turismo.
Naturalmente la mano della ‘Ndrangheta, questa volta in sinergia con Mafia e Camorra, una rete di relazioni che dalla Calabria, passano per la Campania e finiscono in Umbria.

Ormai queste notizie sono all'ordine del giorno.

E non posso dire che ci ho fatto un'abitudine.

Ogni volta è una stilettata, un insulto che arriva direttamente al cuore, alle viscere, al cervello... Sono notizie che ti riportano indietro, che ti fanno arretrare dalle posizioni che con tanta fatica tenti di conquistare giorno per giorno con i piccoli e significativi gesti della quotidianità. Si perché un fatto di malaffare, che implica disonestà, delinquenza, illegalità, morte... ci riguarda tutti, non solo quelli direttamente implicati o danneggiati. Quando il mondo apprende dell'ennesima disfatta della pubblica morale in Calabria è la Calabria che soffre nella sua interezza. La campana suona imperterrita per tutti!

I primi sentimenti di sbigottimento, amarezza, delusione... fanno appena in tempo ad esplodere che l'orecchio continua ad ascoltare.

Fra gli arrestati, oltre all'illustre Assessore Regionale c'è il Sindaco di Staiti ed il Vicesindaco di Brancaleone. Conosco bene quei posti.

E' sempre con me il profumo dell'essenza di bergamotto che al mondo solo li si produce. E mi accompagnano sempre l'orgoglio, la dignità ed il coraggio dei bergamotticoltori biologici , che da soli si sono saputi organizzare ed hanno levato il loro prodotto da un assurdo regime di monopsonio che caratterizza il mercato di questa essenza. E poi i campi di bergamotto, che si fanno largo nelle piccole valli scavate dalle fiumare reggine, belle e spietate e che tanto hanno ispirato la vena letteraria e poetica di uomini come Corrado Alvaro.

No, non può essere. Il mondo non conoscerà mai questi grandi tesori. Tesori nascosti. Basta invece poco perché un aulico nome come Brancaleone (!) venga associato al malaffare, al cancro della ‘Ndrangheta... E' la desolazione più forte che si potrebbe provare.

E penso al mio amico presidente della cooperativa di bergamotticoltori biologici che li opera, alla sua non giovane età fisica, al suo giovane spirito. Alle lotte condotte per la difesa della sua dignità di produttore e di quella di tutti gli associati. Alle sue vittorie... A quello che è riuscito a dimostrare a tutti i parolai di questo strano paese.

Oggi viene ripagato con questa moneta. Tutto cancellato da un dispaccio di agenzia.

Mi consola però che il mio amico presidente e tanti come lui non si fermeranno per questo. Andranno sempre fieri del loro lavoro e non rinunceranno a nessuno dei loro sogni. Linfa vitale di una terra oggi sempre più confusa e smarrita...

La radio parla ancora. Traffici illeciti legati all'energia di centrali idroelettriche della Valle dello Stilaro.

Lo Stilaro? Ma chi da la notizia e chi lo ascolta lo sanno dei luoghi di cui si sta parlando? Quelli sono i luoghi di Tommaso Campanella, un calabrese che con il suo pensiero ha avanzato l'intero genere umano nel cammino della storia... Anche lui adesso è insultato, ferito, umiliato... se ne ricorderanno gli studiosi, ma per la gente comune la contaminazione della Valle è irreversibile.

E poi di quale energia stiamo parlando? A già quella che la malavita utilizza per accaparrarsi risorse destinate agli investimenti... E pensare che proprio nella Valle dello Stilaro è stata realizzata una delle prime centrali idroelettriche e che la Calabria nel suo insieme risulta essere ancora una regione produttrice di energia pulita, che ci deriva dalle montagne e dai rigogliosi boschi.

E sì perché il clamore delle notizie di cronaca ormai non lasciano più spazio alla nostra normalità, travolgono la realtà, una realtà che presenta oltre mezzo milione di ettari di bosco, con ecosistemi unici nel panorama mediterraneo, di immenso valore naturale e sociale. Come fa un abete bianco dell'alta valle dello Stilaro, alla cui ombra sta ancora intatta la residenza estiva di Re Ferdinando I di Borbone, a far parlare di se quando un po' più giù c'è chi viene arrestato perché accusato di lucrare illecitamente sull'energia che proprio lui contribuisce a garantire?

Ma il popolo delle formiche non si ferma nemmeno davanti a questo. A Stilo (comune capoluogo della valle del cui fiume gli deriva il nome) una cooperativa di ragazze e di ragazzi ha rilevato prima un ristorante pizzeria e poi un intero albergo. Gestiti in nome e per conto della legalità! Chi ci va potrà vedere! E degustare cibi biologici e tipici! Ed un'altra cooperativa poco distante da li ha rilevato una struttura prima destinata a carcere mandamentale e l'ha trasformata in albergo in grado di accogliere soggetti disabili.

Tutto questo, ed altro, accade nel cuore della Locride!

Sono le stesse cooperative, riunite nel consorzio GOEL che hanno indetto la manifestazione del primo marco a Locri, per fondare un'alleanza contro la mafia e la massoneria deviata, per la democrazie ed il bene comune.

Loro lo dicono poco in giro, ma le cooperative sociali della locride in pochi anni hanno creato centinaia di posti di lavoro, nella legalità e nella solidarietà. Questo non fa notizia. Certo. Ma ci da la speranza.

Tutto il gran parlare dei mali della Calabria finirà quando i milioni di calabresi capiranno una semplice verità. Poche decine di famiglie, con la complicità di politici mediocri (anch'essi una esigua minoranza), stanno tenendo a sequestro una intera regione. Poche decine da una parte, milioni dall'altra.

Pochi stanno privando tanti dei loro sogni, dei profumi e dei colori della terra che ci appartiene... Non può essere più ammessa la sola idea.

La consapevolezza di questa verità, quando sarà matura, impiegherà pochi istanti a cancellare il fenomeno malavitoso. E lo stesso vale per la Sicilia e la Campania, non c'è dubbio.

I tanti pensieri che hanno rincorso le brutte notizie diffuse dalla radio stamattina, mi hanno distratto un po'... Sono arrivato alla mia destinazione senza nemmeno accorgermene. Adesso la radio è già alla pubblicità...

Riunione con i quadri tecnici di una Organizzazione di produttori agrobiologici, che producono Clementine di Calabria IGP da agricoltura biologica. Hanno fretta di completare i programmi dell'annata agraria in via di chiusura per preparare la prossima stagione, con nuovi importanti obiettivi produttivi e commerciali. Non c'è tempo più per pensare. Bisogna fare.

La Calabria degli onesti è già in cammino, anzi non si è mai fermata e non aspetta!

Ci vediamo tutti a Locri il primo marzo!

Maurizio Agostino - Gaia Calabria

secondo voi non sarebbe meglio pensare al trattamento meccanico biologico dei rifiuti?

Il trattamento meccanico biologico dei rifiuti (MTB) è una tecnologia per la gestione a freddo dei rifiuti indifferenziati. Tali impianti separano in vari flussi (metalli, plastica, vetro...) il residuo delle raccolte diferenziate, La componente organica separata dal residuo inorganico viene ulteriormente separata e destinata in parte al compostaggio (il compost risultante puo' essere utilizzato per riempimenti, sottofondi e opere di copertura di discariche) e in parte alla digestione anaerobica per produrre biogas (impiegato come combustibile). La frazione residua da mettere in discarica al termine del processo è attualmente stimabile in un 9% di tutti gli RSU, tale frazione pero' è inerte e dieci volte meno inquinante del caso degli RSU non trattati nelle discariche tradizionali.

Le fasi di funzionamento del trattamento a freddo meccanico biologico MTB


1. Separazione meccanica dei diversi flussi tramite vagliatura. Ciò che rimane sopra il vaglio (chiamato sopravaglio) è costituito principalmente da materiale inorganico recuperabile (vetro, plastica, metalli, tessuti,...). Ciò che filtra sotto il vaglio (sottovaglio) è sostanzialmente rifiuto organico.

2. Recupero dei materiali. Sfruttando la differente densità dei materiali si adottano mezzi meccanici diversi per separare completamente i materiali del sopravaglio e avviarli all’industria del riciclaggio. Sarebbe molto utile che all’interno dell’area dell’impianto TMB vi siano anche impianti per il riciclaggio, che in Italia non sono così sviluppati e che permetterebbero ingenti guadagni, come avviene all’estero.

3. Percolazione. Il sottovaglio, costituito da rifiuti organici è composto da una parte solida e da una liquida. Il percolatore separa le due frazioni in modo che la parte solida sia mandata al gruppo di compostaggio, mentre quella liquida viene immessa nel digestore anaerobico (cioè funziona in assenza di ossigeno) per produrre biogas.

4. Compostaggio. I rifiuti organici solidi sono digeriti da microorganismi aerobi (cioè lavorano in presenza di ossigeno) per produrre un humus fertile adatto per il ricoprimento delle discariche (che permette di far sì che il carbonio della parte organica dei rifiuti della discarica sia sequestrato dal terreno, riducendo la formazione di gas serra come metano e anidride carbonica). Il compost non può attualmente essere usato in campo agricolo - a differenza del caso di impianto di compostaggio dedicati solo ai rifiuti organici- perché questo compost è contaminato da altre sostanze dei rifiuti solidi urbani.

5. Digestione anaerobica. In un grosso reattore la parte liquida dei rifiuti organici è degradata da batteri anaeobi in modo accelerato, al fine di produrre biogas. Questo viene poi filtrato e depurato per recuperare il metano in esso contenuto (fino a un 70%) e venderlo o come combustibile o come gas da cucina (e così risolviamo in parte il problema del gas).

6. Centro di ricerca. Un centro in cui si studiano i limiti dell’impianto nel recuperare i materiali e il modo in cui questi sono progettati. Il fine è indicare ai produttori la via migliore per riprogettare i prodotti in modo che siano riciclabili al 100% e trovare soluzioni migliori per migliorare l’impianto stesso per recuperare il più possibile. (fonte: globalproject.info)

pubblichiamo integralmente un articolo riguardante i termovalorizzatori (ovvero inceneritori!)

Caso: INCENERITORI E NANOPATOLOGIE

Ormai non esiste più alcun dubbio a livello scientifico: le micro- e nanoparticelle, comunque prodotte, una volta che siano riuscite a penetrare nell’organismo innescano tutta una serie di reazioni che possono tramutarsi in malattie. Le nanopatologie, appunto.
Se è vero che le manifestazioni patologiche più comuni sono forme tumorali, è altrettanto vero che malformazioni fetali, malattie infiammatorie, allergiche e perfino neurologiche sono tutt’altro che rare. A prova di questo, basta osservare ciò che accade ai reduci, militari o civili che siano, delle guerre del Golfo o dei Balcani o a chi sia scampato al crollo delle Torri Gemelle di New York e di quel crollo ha inalato le polveri.
“Comunque prodotte”, ho scritto sopra a proposito di queste particelle che sono inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili. E l’ultimo aggettivo è sinonimo di patogenico. Il fatto, poi, che siano anche non biodegradabili, vale a dire che l’organismo non possieda meccanismi per trasformarle in qualcosa di eliminabile, rende l’innesco per la malattia “eterno”, dove l’aggettivo eterno va inteso secondo la durata della vita umana.
Le particelle di cui si è detto hanno dimensioni piccolissime, da qualche centesimo di millimetro fino a pochi milionesimi di millimetro, e più queste sono piccole, più la loro capacità di penetrare intimamente nei tessuti è spiccata; tanto spiccata da riuscire perfino, in alcune circostanze e al di sotto di dimensioni inferiori al micron (un millesimo di m millimetro), a penetrare nel nucleo delle cellule senza ledere la membrana che le avvolge. Come questo accada sarà il tema di un incipiente progetto di ricerca europeo che vedrà coinvolto come coordinatore il nostro gruppo.
Se è vero che la natura è una produttrice di queste polveri, e i vulcani ne sono un esempio, è pure vero che le polveri di origine naturale costituiscono una frazione minoritaria del totale che oggi si trova sia in atmosfera (atmosfera significa ciò che respiriamo) sia depositato al suolo, ed è pure vero che la loro granulometria media è, tutto sommato, relativamente grossolana.
È l’uomo il grande produttore di particolato, soprattutto quello più fine. Questo perché la tecnologia moderna è riuscita ad ottenere a buon mercato temperature molto elevate a cui eseguire le più svariate operazioni, e, in linea generale e a parità di materiale bruciato, più elevata è la temperatura alla quale un processo di combustione avviene, minore è la dimensione delle particelle che ne derivano. A questo proposito, occorre anche tenere conto del fatto che ogni processo di combustione, nessuno escluso, produce particolato, sia esso primario o secondario. Per particolato primario s’intende quello che nasce direttamente nel crogiolo, per secondario, invece, quello che origina dalla reazione tra i gas esalati dalla combustione (tra gli altri, ossidi di azoto e di zolfo) e la luce, il vapor d’acqua e i composti principalmente organici che si trovano in atmosfera.
Al momento attuale, la legge prescrive che l’inquinamento particolato dell’aria sia valutato determinando la concentrazione di particelle che abbiano un diametro aerodinamico medio di 10 micron - le ormai famose PM10 - e prescrive che la valutazione avvenga per massa. Nulla si dice ancora, invece, a proposito delle polveri più sottili: le PM2,5 (cioè particelle con un diametro aerodinamico medio di 2,5 micron), le PM1 (diametro da 1 micron) e le PM0,1 (diametro da 0,1 micron). Sono proprio quelle le polveri realmente patogene, con una patogenicità che cresce in modo quasi esponenziale con il diminuire del diametro. E per avere un’idea degli effetti sulla salute di queste poveri occorre che le particelle siano non pesate ma classificate per dimensione e contate. Dal punto di vista pratico, la massa di una particella da 10 micron corrisponde a quella di 64 particelle da 2,5 micron, oppure di 1.000 da un micron, oppure, ancora, a quella di 1.000.000 di particelle da 0,1 micron. Perciò, valutare il particolato in massa e non per numero e dimensione delle particelle non dà indicazioni utili dal punto di vista sanitario e può, anzi, essere fuorviante.
Venendo al problema dell’inquinamento da rifiuti, è ovvio che questi debbano, in qualche modo, essere smaltiti.
A questo punto, è necessario ricordare la cosiddetta legge di Lavoisier o della conservazione della massa. Questa recita che in una reazione chimica la massa delle sostanze reagenti è uguale alla massa dei prodotti di reazione. Il che significa che, secondo le leggi che regolano l’universo, noi riusciamo solo a trasformare le sostanze, ma non ad annullarne la massa.
Ciò che avviene quando s’inceneriscono i rifiuti, dunque, altro non è se non la loro trasformazione in qualcosa d’altro, e questa trasformazione è ottenuta tramite l’applicazione di energia sotto forma di calore.
Stante tutto ciò che ho scritto sopra e che è notissimo sia tra gli scienziati sia tra gli studenti delle scuole medie, se noi bruciamo l’immondizia, altro non facciamo se non trasformarla in particelle tanto piccole da farle scomparire alla vista e, con i cosiddetti “termovalorizzatori” – una parola che esiste solo in Italiano e che evoca l’idea ingenuamente falsa che si ricavi valore economico dall’operazione – la trasformazione produce particelle ancora più minute e, dunque, più tossiche.
Malauguratamente, non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore a questo, ma, dal punto di vista dei calcoli che si fanno in base alle leggi vigenti, questo ha ben poca importanza: il “termovalorizzatore” produce pochissimo PM10 (peraltro, la legge sugl’inceneritori prescrive ancora la ricerca delle cosiddette polveri totali ed è, perciò, ancora più arretrata) e la quantità enorme di altro particolato non rientra nelle valutazioni. Ragion per cui, a norma di legge l’aria è pulita. Ancora malauguratamente, tuttavia, l’organismo non si cura delle leggi e le patologie da polveri sottili (le PM10 sono tecnicamente polveri grossolane), un tempo ignorate ma ora sempre più conosciute, sono in costante aumento. Tra queste, le malformazioni fetali e i tumori infantili.
Tornando ala legge di Lavoisier, uno dei problemi di cui tener conto nell’incenerimento dei rifiuti è la quantità di residuo che si ottiene. Poiché nel processo d’incenerimento occorre aggiungere all’immondizia calce viva e una rilevante quantità d’acqua, da una tonnellata di rifiuti bruciata escono una tonnellata di fumi, da 280 a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti (la cui tossicità è enorme), 650 kg di acqua sporca (da depurare) e 25 kg di gesso. Il che significa il doppio di quanto si è inteso “smaltire”, con l’aggravante di avere trasformato il tutto in un prodotto altamente patogenico. E in questo breve scritto si tiene conto solo del particolato inorganico e non di tutto il resto, dalle diossine (ridotte in quantità ma non eliminate dall’alta temperatura), ai furani, agl’idrocarburi policiclici, agli acidi inorganici (cloridrico, fluoridrico, solforico, ecc.), all’ossido di carbonio e quant’altro.
Affermare, poi, che incenerire i rifiuti significa non ricorrere più alle discariche è un ulteriore falso, dato che le ceneri vanno “smaltite” per legge (decreto Ronchi) in discariche per rifiuti tossici speciali di tipo B1.
Si mediti, poi, anche sul fatto che l’incenerimento comporta il mancato riciclaggio di materiali come plastiche, carta e legno. I “termovalorizzatori” devono funzionare ad alta temperatura e, per questo, hanno bisogno di quei materiali che possiedono un’alta capacità calorifica, vale a dire proprio le plastiche, la carta e il legno che potrebbero e dovrebbero essere oggetto di tutt’altro che difficile riciclaggio.
Tralascio qui del tutto il problema economico perché non rientra nell’argomento specifico, ma il bilancio energetico è fallimentare e, se non ci fossero le tasse dei cittadini a sostenere questa forma di trattamento dei rifiuti, a nessuno verrebbe mai l’idea di costruire impianti così irrazionali.
Rimandando per un trattamento esaustivo dell’argomento ai numerosi testi che lo descrivono compiutamente, compresi i siti Internet dell’ARPA e di varie AUSL, la conclusione che qualunque scienziato non può che trarre è che incenerire i rifiuti è una pratica che non si regge su alcun razionale. Ma, al di là della scienza, il sensus communis del buon padre di famiglia che per i Romani era legge può costituire un’ottima guida. Usare i cosiddetti “termovalorizzatori” spacciandoli per un miglioramento tecnico, poi, non fa che peggiorare la situazione dal punto di vista del nanopatologo, ricorrendo questi a temperature più elevate.
Perciò, una pratica simile non può essere in alcun modo presa in considerazione come alternativa per la soluzione del problema legato allo smaltimento dei rifiuti, se non altro perché i rifiuti non vengono affatto smaltiti ma raddoppiati come massa e resi incomparabilmente più nocivi.

Stefano Montanari – Direttore Scientifico del laboratorio Nanodiagnostics
Via E. Fermi, 1/L – 41057 San Vito (Modena)
www.nanodiagnostics.it

IL PARCO VAL D'AGRI SUPERA L'ULTIMO OSTACOLO DELLA CORTE DEI CONTI, SI ATTENDE LA PUBBLICAZIONE SULLA GAZZETTA UFFICIALE.


S
embra fatta!!! la notizia circola ormai da quasi due giorni... Il decreto del Presidente della Repubblica in cui viene decretata l'istituzione del Parco Nazionale della Val D'Agri ha superato l'ultimo ostacolo, quello della Corte dei Conti. Adesso a partire dalla pubblicazione sulla gazzetta ufficiale del decreto, il Parco sarà una realtà per legge.

“Con l'istituzione del Parco nazionale della Val d’Agri la Basilicata si candida fra le regioni del Sud ad essere una vasta area di tutela e di protezione in un sistema di parchi meridionali che potrà determinare importanti opportunità di crescita e di sviluppo per la nostra comunità”. Queste le parole di V. De Filippo, Presidente della Regione Basilicata, che si dimostra ovviamente soddisfatto. E conclude dicendo: "La Val d’Agri ha oggi in mano un altro grande strumento per guardare con più forza e sicurezza al suo futuro. Stiamo aspettando con tantissimo interesse la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del decreto. Abbiamo in questi anni lavorato strenuamente e rigorosamente nelle sedi istituzionali competenti (Conferenza unificata e Conferenza Stato-Regioni) e con il Ministero dell’Ambiente – ha continuato De Filippo – per portare a compimento un procedimento che per molti aspetti si è rivelato lungo e complesso. La difesa delle prerogative della Regione e della tutela del territorio sono stati gli orientamenti fondamentali della nostra azione che – ha concluso – nella vicenda relativa all’inserimento del monte Caperrino si era rivelata particolarmente insidiosa”. Questa notizia mi auguro che possa porre fine ad una vicenda politico-sociale che dura da più di dieci anni. Il territorio necessita di un sistema di gestione nuovo, all'altezza della situazione. Bisogna porre dei vincoli per tutte le attività impattanti sull'ambiente e sulla salute che oggi ancora proliferano nella valle, e mi riferisco non solo all'estrazione petrolifera, ma anche alle discariche, alle cave ecc. Adesso possiamo sperare in un futuro nuovo.

Restiamo in attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

mercoledì 23 gennaio 2008

COMMISSIONE EUROPEA APPROVA PROGRAMMA SVILUPPO RURALE BASILICATA

(AGR) - La Commissione Europea ha approvato questa mattina il Programma di Sviluppo Rurale della Regione Basilicata per il periodo 2007-2013. Il piano finanziario prevede una partecipazione pubblica per 648 milioni di euro e una privata di 184 milioni, per un totale di 832 milioni di euro.
Soddisfazione per l’approvazione del PSR è stata espressa dall’assessore regionale all’Agricoltura, Roberto Falotico.




L’approvazione del Programma di Sviluppo Rurale della Regione Basilicata da parte della Commissione Europea rilancia il tema dell’agricoltura e proietta il territorio in una prospettiva di rafforzamento e di crescita del settore primario. Lo ha detto l’assessore regionale al ramo, Roberto Falotico, il quale ha fatto notare come gli sforzi organizzativi compiuti dal Dipartimento negli ultimi mesi abbiano portato al raggiungimento di due importanti obiettivi: assicurare agli agricoltori lucani risposte certe alle loro esigenze di programmazione e disporre di risorse economiche adeguate alla concretizzazione delle politiche agricole regionali.
L’assessore ha fatto notare come il rispetto dei tempi stabiliti dalla Commissione Europea, con l’approvazione del programma in questo mese di gennaio, consenta alla Regione di poter disporre anche delle risorse finanziarie relative al 2007, archiviando così il rischio di una perdita che avrebbe avuto pesanti effetti negativi sull’intero comparto.
L’approvazione del programma – ha proseguito Falotico – dimostra la coerenza delle prospettive di piano della Regione con tutte le direttive comunitarie che sovrintendono il settore agricolo. Le misure in esso previste interessano tutto il territorio lucano e tutte le aziende agricole e privilegiano la formazione e l’inserimento dei giovani; la protezione e la salvaguardia dell’ambiente; la lotta alla desertificazione; lo sviluppo dell’agricoltura biologica; il sistema di qualità dei prodotti agricoli e alimentari; la gestione strategica delle imprese; il marketing territoriale e l’innovazione tecnologica.
L’agricoltura lucana – ha concluso l’Assessore – dovrà tornare ad essere il cuore dell’economia lucana e deve poter rappresentare un approdo sicuro per le giovani generazioni che intendano misurarsi con il rischio di impresa e con la gestione di aziende tecnologicamente adeguate alla globalizzazione dei mercati.
La Regione, con il nuovo Programma di Sviluppo, mette a loro disposizione uno strumento di programmazione e una solida base finanziaria di partenza. Per vincere la sfida che ci attende è necessario il coinvolgimento di altri soggetti privati, peraltro già previsto nello stesso PSR. Insieme, si potranno ottenere risultati vincenti, a tutto vantaggio di un territorio che va difeso e sviluppato in armonia con le sue peculiarità e delle giovani generazioni, alle quali vengono assicurate concrete prospettive di crescita e di sviluppo.




LA STRATEGIA DEL PROGRAMMA DI SVILUPPO AGRICOLO /3

(AGR) - Il Piano individua due condizioni per aumentare la competitività delle imprese, imprimendo così una spinta autopropulsiva all’intero settore, e per esaltare il ruolo positivo che l’agricoltura può svolgere in chiave di sviluppo rurale: aumentare il potere contrattuale degli imprenditori agricoli in un contesto dove le caratteristiche della domanda e delle reti di distribuzione pretendono modalità di adattamento dell’offerta (massa critica, mix di prodotti, qualità, stagionalità) con dinamiche sempre più veloci rispetto al passato; promuovere processi di coesione interna, dove l’integrazione tra territori che presentano condizioni di produzione favorevoli e territori sfavoriti anche per condizioni pedoclimatiche, possano trovare forme di reciproca convenienza attraverso la ricerca di nuove opportunità che derivano dal collegamento tra aree urbane e aree rurali e tra innovazioni di prodotti e di processo e specificità territoriali.
Perché il settore primario possa fornire un contributo positivo per il miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale, sostenendo la gestione e la tutela del territorio sono necessarie due condizioni. Che i processi che saranno attivati per aumentare la competitività delle imprese agricole, sia che riguardino iniziative di filiera che individuali, rispondano sempre a principi di sostenibilità ambientale e che, anzi, utilizzino innovazioni che concorrano a ridurre gli effetti negativi di pratiche agricole e di trasformazione (consumo di acqua, fertilità del suolo, inquinamento da nitrati, smaltimento dei residui, ecc.); e che l’impresa agricola venga messa al centro di quei processi di tutela delle risorse naturali e del patrimonio di biodiversità che le politiche nazionali (piano sulla biodiversità, lotta alla desertificazione, ecc.) e regionali (rete ecologica, piani di forestazione, ecc.) attiveranno con il PSR 2007/2013, anche in prosecuzione di interventi già avviati con i programmi di sviluppo in atto.




PROGRAMMA SVILUPPO AGRICOLO, GLI OBIETTIVI STRATEGICI /4

(AGR) - Il Programma di Sviluppo Rurale della Regione Basilicata per il periodo 2007-2013, approvato questa mattina dalla Commissione Europea, per un costo totale di 832 milioni di euro – ha ricordato l’assessore regionale all’agricoltura Roberto Falotico – prevede una misura di assistenza tecnica e quattro assi prioritari che indicano la strategia del programma: miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale; miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale; qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell’economia rurale, approccio leader.
Il primo asse – ha spiegato Falotico - punta ad accrescere la competitività del settore agricolo e forestale, favorendo l’adeguamento tecnologico e l’introduzione di innovazioni di prodotto, di processo ed organizzative pienamente rispondenti agli standard ambientali e di sicurezza alimentare richiesti, nelle aziende e nelle aree in cui tali elementi risultano funzionali all’incremento del valore aggiunto ed alla stabilizzazione occupazionale del settore.
Per raggiungere questo obiettivo, le esigenze delle singole imprese saranno accompagnate ad inserirsi in processi di aggregazione dell’offerta, finalizzati al superamento e/o contenimento della frammentazione della stessa e di miglioramento dell’integrazione, con l’industria agroalimentare e con le strutture logistiche (piastre commerciali) e di rete (e-commerce) da realizzare per migliorare la posizione delle produzioni lucane nei flussi di mobilità nazionali ed internazionali e/o per azioni di marketing territoriale. Tali azioni beneficeranno di una integrazione con il fesr, mentre la formazione professionale, indispensabile per accrescere il capitale umano, può trovare una linea di finanziamento anche nel FSE.
Il costo del secondo asse – ha aggiunto l’assessore all’agricoltura - è di 375 milioni di euro. E’ diretto a migliorare l’ambiente e lo spazio rurale, sostenendo la gestione e la tutela del territorio. La Basilicata, infatti, è caratterizzata da una vasta presenza di aree protette e di elevato valore naturalistico, che si sviluppano prevalentemente lungo la dorsale appenninica, in una continuità territoriale da un lato con il Cilento a nord e la Sila al sud, dall’altro, attraverso la collina materana, con il Parco della Murgia. Il nuovo strumento comunitario offre l’occasione per rafforzare le azioni dirette alla valorizzazione del territorio già intraprese dall’amministrazione regionale, in cui la conservazione della biodiversità degli habitat agricoli e forestali assuma un ruolo significativo, e che vedano il pubblico e il privato attori ed esecutori di interventi condivisi tesi al mantenimento e miglioramento dei servizi collettivi. La riduzione dei gas serra è un obiettivo perseguibile mediante il sostegno ad attività quali la produzione di energia rinnovabile e a pratiche agronomiche, forestali e zootecniche improntate alla sostenibilità nella gestione del territorio.
Il Programma – ha proseguito Falotico – intende raggiungere un altro obiettivo: diversificare le attività agricole e migliorare la qualità della vita nelle aree rurali, valorizzando le specificità territoriali e cogliendo tra l’altro le opportunità che derivano da esigenze e nuove disponibilità della collettività, sia in termini di sviluppo del turismo rurale e di coinvolgimento attivo nella salvaguardia dell’ambiente, sia in termini di occasioni di risparmio energetico.
Questi obiettivi sono interconnessi, nel senso che più misure/operazioni possono concorrere al loro raggiungimento. La valorizzazione dell’ambiente, ad esempio, passa anche attraverso la diversificazione delle attività agricole, che consente al contempo l’integrazione del reddito e facilita il presidio del territorio. Ma la stessa caratterizzazione delle produzioni in base alle specificità territoriali può contribuire ad un tempo alla salvaguardia del patrimonio di biodiversità e ad accrescere il valore commerciale dei prodotti finali. L’investimento è di 110 milioni di euro.
Il quarto asse – ha concluso l’assessore Falotico – investe le tematiche delle strategie di sviluppo locale, l’ambiente e la gestione del territorio, la qualità della vita, la cooperazione interterritoriale e transnazionale, la gestione dei gruppi di azione locale, l’acquisizione di competenze e animazione. Costo: 52 milioni di euro. In dettaglio, s’intende rafforzare le capacità progettuali e gestionali locali funzionali a innescare processi di sviluppo territoriale capaci di mantenere le imprese (profit e no-profit), recuperare le professionalità ed i saperi e dei territori rurali ma anche di sperimentare progetti di inclusione sociale nell’ambito di fattorie sociali; a creare e gestire servizi alle popolazioni rurali attraverso anche l’attivazione di Fondi di solidarietà per le imprese e le popolazioni; a proseguire con le esperienze positive maturate sul territorio regionale dai partenariati LEADER che hanno consentito di migliorare la qualità della vita nelle zone rurali ma anche di ottimizzare le risorse locali e l’offerta integrata dei territori rurali attraverso il collegamento ad operatori locali di aree diverse.
Tutto ciò, ovviamente, con la valorizzazione delle risorse endogene dei territori mediante il ricorso all’approccio bottom up, per coinvolgere tutti gli operatori pubblici e privati che operano sul territorio regionale, in particolare nell’adozione dei pacchetti integrati che richiedono la presenza di un partenariato in grado di orientare la progettualità e gli investimenti; la costruzione di partenariati capaci di integrare le misure/assi del Programma di Sviluppo Regionale in base alle esigenze di sviluppo delle imprese e dei territori, e dei Programmi Operativi Regionali 2007/2013.



PROGRAMMA SVILUPPO AGRICOLO, FALOTICO ILLUSTRA I 4 ASSI /5

(AGR) - Il Programma di Sviluppo Rurale della Regione Basilicata per il periodo 2007-2013, approvato questa mattina dalla Commissione Europea, per un costo totale di 832 milioni di euro – ha ricordato l’assessore regionale all’agricoltura Roberto Falotico – prevede una misura di assistenza tecnica e quattro assi prioritari che indicano la strategia del programma: miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale; miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale; qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell’economia rurale, approccio leader.
Il primo asse – ha spiegato Falotico - si articola nelle misure relative alla formazione professionale e dell’informazione, all’insediamento dei giovani agricoltori, all’utilizzazione di servizi di consulenza da parte degli imprenditori agricoli e forestali, all’ammodernamento delle aziende agricole, al miglioramento del valore economico delle foreste, all’accrescimento del valore dei prodotti agricoli e forestali, alla cooperazione e allo sviluppo di nuovi prodotti, alle infrastrutture, al sostegno degli agricoltori che partecipano al sistema di qualità alimentare e alle attività di informazione e promozione. Per questo asse è prevista una spesa di 272 milioni euro.L’agricoltura ai giovani e alle donne in una continuità di saperi, esperienze ed energie che la proietta nella Basilicata declinata al futuro ed inserita nell’economia globale, con solide radici nel suo presente.
Il secondo asse – ha proseguito Falotico – prevede indennità per svantaggi naturali a favore degli agricoltori delle zone montane, pagamenti agroambientali, iniziative a sostegno di investimenti non produttivi dei terreni agricoli, l’imboschimento di terreni agricoli e non, la ricostituzione del potenziale forestale e interventi preventivi, il sostegno di investimenti non produttivi di terreni forestali. Il costo è di 375 milioni di euro. Si tratta di una cifra importante a disposizione dello sviluppo montano del comparto agricolo. Uno strumento indispensabile affinché l’agricoltura ridivenga l’asse portante dell’economia anche dei piccoli centri montani e collinari.
L’assessore ha poi illustrato nel dettaglio gli altri due assi. Il primo prevede tematiche relative alla diversificazione verso attività non agricole, al sostegno della creazione di microimprese, incentivazione delle attività turistiche, servizi essenziali per l’economia e la popolazione rurale, tutela e riqualificazione del patrimonio rurale, informazione e formazione. L’investimento è di 110 milioni di euro. E’ il volto accogliente, ospitale e professionale di una regione che, attraverso l’alta formazione e la qualità dei servizi, punta all’eccellenza.
Il quarto asse – ha aggiunto l’Assessore – investe le tematiche delle strategie di sviluppo locale, l’ambiente e la gestione del territorio, la qualità della vita, la cooperazione interterritoriale e transnazionale, gestione dei gruppi di azione locale, acquisizione di competenze e animazione. Costo: 52 milioni di euro. Insomma, - ha concluso Falotico - una regione che si apre al mondo e che guida i suoi processi di sviluppo.


PSR, SODDISFATTI ASSESSORE FALOTICO E MINISTRO DE CASTRO /7

(AGR) - L’assessore regionale all’agricoltura, Roberto Falotico, ha espresso soddisfazione per l’approvazione del Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013 da parte del Comitato sviluppo rurale della Commissione europea ed ha formulato un particolare ringraziamento al Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro, per l’appassionato impegno profuso nell’azione di negoziazione con la Commissione Europea nel sostenere le legittime attese della Basilicata.
Falotico ha pure ringraziato il personale del Dipartimento Agricoltura per l’ottimo lavoro svolto, spesso in condizioni di precarietà e di evidente difficoltà, sostenendo che la valorizzazione delle risorse umane rappresenta il percorso indispensabile per ridare slancio all’Istituzione nell’intercettare i bisogni del mondo agricolo lucano.
Da parte sua, il ministro De Castro ha sottolineato la validità del "risultato raggiunto dalle Regioni italiane ancora impegnate in un difficile negoziato con la Commissione europea. Prende così forma l'architettura della programmazione italiana per lo sviluppo rurale, a cui sono destinate ingenti risorse finanziarie, peraltro destinate ad aumentare a seguito delle riforme che l'Unione europea si appresta ad approvare nel quadro del 'health check' e che rappresentano l'elemento-cardine per rispondere alle istanze degli operatori del mondo rurale".
In relazione alle diverse condizioni strutturali e territoriali, il ministro ha precisato che "le Regioni Valle D'Aosta, Basilicata e Sicilia hanno deciso di puntare soprattutto sulle misure a forte caratterizzazione ambientale dell'Asse 2 (ambiente), a cui è stato destinato, rispettivamente, il 69%, il 54% ed il 53% della dotazione disponibile; il Psr Puglia, invece, si caratterizza per un maggiore equilibrio tra le misure dell'Asse 1 (competitività) e quelle dell'Asse 2 (ambiente), a cui è attribuito un peso pari, rispettivamente, al 40% per l'Asse I e al 35% all'Asse II”.