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mercoledì 23 gennaio 2008

COMMISSIONE EUROPEA APPROVA PROGRAMMA SVILUPPO RURALE BASILICATA

(AGR) - La Commissione Europea ha approvato questa mattina il Programma di Sviluppo Rurale della Regione Basilicata per il periodo 2007-2013. Il piano finanziario prevede una partecipazione pubblica per 648 milioni di euro e una privata di 184 milioni, per un totale di 832 milioni di euro.
Soddisfazione per l’approvazione del PSR è stata espressa dall’assessore regionale all’Agricoltura, Roberto Falotico.




L’approvazione del Programma di Sviluppo Rurale della Regione Basilicata da parte della Commissione Europea rilancia il tema dell’agricoltura e proietta il territorio in una prospettiva di rafforzamento e di crescita del settore primario. Lo ha detto l’assessore regionale al ramo, Roberto Falotico, il quale ha fatto notare come gli sforzi organizzativi compiuti dal Dipartimento negli ultimi mesi abbiano portato al raggiungimento di due importanti obiettivi: assicurare agli agricoltori lucani risposte certe alle loro esigenze di programmazione e disporre di risorse economiche adeguate alla concretizzazione delle politiche agricole regionali.
L’assessore ha fatto notare come il rispetto dei tempi stabiliti dalla Commissione Europea, con l’approvazione del programma in questo mese di gennaio, consenta alla Regione di poter disporre anche delle risorse finanziarie relative al 2007, archiviando così il rischio di una perdita che avrebbe avuto pesanti effetti negativi sull’intero comparto.
L’approvazione del programma – ha proseguito Falotico – dimostra la coerenza delle prospettive di piano della Regione con tutte le direttive comunitarie che sovrintendono il settore agricolo. Le misure in esso previste interessano tutto il territorio lucano e tutte le aziende agricole e privilegiano la formazione e l’inserimento dei giovani; la protezione e la salvaguardia dell’ambiente; la lotta alla desertificazione; lo sviluppo dell’agricoltura biologica; il sistema di qualità dei prodotti agricoli e alimentari; la gestione strategica delle imprese; il marketing territoriale e l’innovazione tecnologica.
L’agricoltura lucana – ha concluso l’Assessore – dovrà tornare ad essere il cuore dell’economia lucana e deve poter rappresentare un approdo sicuro per le giovani generazioni che intendano misurarsi con il rischio di impresa e con la gestione di aziende tecnologicamente adeguate alla globalizzazione dei mercati.
La Regione, con il nuovo Programma di Sviluppo, mette a loro disposizione uno strumento di programmazione e una solida base finanziaria di partenza. Per vincere la sfida che ci attende è necessario il coinvolgimento di altri soggetti privati, peraltro già previsto nello stesso PSR. Insieme, si potranno ottenere risultati vincenti, a tutto vantaggio di un territorio che va difeso e sviluppato in armonia con le sue peculiarità e delle giovani generazioni, alle quali vengono assicurate concrete prospettive di crescita e di sviluppo.




LA STRATEGIA DEL PROGRAMMA DI SVILUPPO AGRICOLO /3

(AGR) - Il Piano individua due condizioni per aumentare la competitività delle imprese, imprimendo così una spinta autopropulsiva all’intero settore, e per esaltare il ruolo positivo che l’agricoltura può svolgere in chiave di sviluppo rurale: aumentare il potere contrattuale degli imprenditori agricoli in un contesto dove le caratteristiche della domanda e delle reti di distribuzione pretendono modalità di adattamento dell’offerta (massa critica, mix di prodotti, qualità, stagionalità) con dinamiche sempre più veloci rispetto al passato; promuovere processi di coesione interna, dove l’integrazione tra territori che presentano condizioni di produzione favorevoli e territori sfavoriti anche per condizioni pedoclimatiche, possano trovare forme di reciproca convenienza attraverso la ricerca di nuove opportunità che derivano dal collegamento tra aree urbane e aree rurali e tra innovazioni di prodotti e di processo e specificità territoriali.
Perché il settore primario possa fornire un contributo positivo per il miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale, sostenendo la gestione e la tutela del territorio sono necessarie due condizioni. Che i processi che saranno attivati per aumentare la competitività delle imprese agricole, sia che riguardino iniziative di filiera che individuali, rispondano sempre a principi di sostenibilità ambientale e che, anzi, utilizzino innovazioni che concorrano a ridurre gli effetti negativi di pratiche agricole e di trasformazione (consumo di acqua, fertilità del suolo, inquinamento da nitrati, smaltimento dei residui, ecc.); e che l’impresa agricola venga messa al centro di quei processi di tutela delle risorse naturali e del patrimonio di biodiversità che le politiche nazionali (piano sulla biodiversità, lotta alla desertificazione, ecc.) e regionali (rete ecologica, piani di forestazione, ecc.) attiveranno con il PSR 2007/2013, anche in prosecuzione di interventi già avviati con i programmi di sviluppo in atto.




PROGRAMMA SVILUPPO AGRICOLO, GLI OBIETTIVI STRATEGICI /4

(AGR) - Il Programma di Sviluppo Rurale della Regione Basilicata per il periodo 2007-2013, approvato questa mattina dalla Commissione Europea, per un costo totale di 832 milioni di euro – ha ricordato l’assessore regionale all’agricoltura Roberto Falotico – prevede una misura di assistenza tecnica e quattro assi prioritari che indicano la strategia del programma: miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale; miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale; qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell’economia rurale, approccio leader.
Il primo asse – ha spiegato Falotico - punta ad accrescere la competitività del settore agricolo e forestale, favorendo l’adeguamento tecnologico e l’introduzione di innovazioni di prodotto, di processo ed organizzative pienamente rispondenti agli standard ambientali e di sicurezza alimentare richiesti, nelle aziende e nelle aree in cui tali elementi risultano funzionali all’incremento del valore aggiunto ed alla stabilizzazione occupazionale del settore.
Per raggiungere questo obiettivo, le esigenze delle singole imprese saranno accompagnate ad inserirsi in processi di aggregazione dell’offerta, finalizzati al superamento e/o contenimento della frammentazione della stessa e di miglioramento dell’integrazione, con l’industria agroalimentare e con le strutture logistiche (piastre commerciali) e di rete (e-commerce) da realizzare per migliorare la posizione delle produzioni lucane nei flussi di mobilità nazionali ed internazionali e/o per azioni di marketing territoriale. Tali azioni beneficeranno di una integrazione con il fesr, mentre la formazione professionale, indispensabile per accrescere il capitale umano, può trovare una linea di finanziamento anche nel FSE.
Il costo del secondo asse – ha aggiunto l’assessore all’agricoltura - è di 375 milioni di euro. E’ diretto a migliorare l’ambiente e lo spazio rurale, sostenendo la gestione e la tutela del territorio. La Basilicata, infatti, è caratterizzata da una vasta presenza di aree protette e di elevato valore naturalistico, che si sviluppano prevalentemente lungo la dorsale appenninica, in una continuità territoriale da un lato con il Cilento a nord e la Sila al sud, dall’altro, attraverso la collina materana, con il Parco della Murgia. Il nuovo strumento comunitario offre l’occasione per rafforzare le azioni dirette alla valorizzazione del territorio già intraprese dall’amministrazione regionale, in cui la conservazione della biodiversità degli habitat agricoli e forestali assuma un ruolo significativo, e che vedano il pubblico e il privato attori ed esecutori di interventi condivisi tesi al mantenimento e miglioramento dei servizi collettivi. La riduzione dei gas serra è un obiettivo perseguibile mediante il sostegno ad attività quali la produzione di energia rinnovabile e a pratiche agronomiche, forestali e zootecniche improntate alla sostenibilità nella gestione del territorio.
Il Programma – ha proseguito Falotico – intende raggiungere un altro obiettivo: diversificare le attività agricole e migliorare la qualità della vita nelle aree rurali, valorizzando le specificità territoriali e cogliendo tra l’altro le opportunità che derivano da esigenze e nuove disponibilità della collettività, sia in termini di sviluppo del turismo rurale e di coinvolgimento attivo nella salvaguardia dell’ambiente, sia in termini di occasioni di risparmio energetico.
Questi obiettivi sono interconnessi, nel senso che più misure/operazioni possono concorrere al loro raggiungimento. La valorizzazione dell’ambiente, ad esempio, passa anche attraverso la diversificazione delle attività agricole, che consente al contempo l’integrazione del reddito e facilita il presidio del territorio. Ma la stessa caratterizzazione delle produzioni in base alle specificità territoriali può contribuire ad un tempo alla salvaguardia del patrimonio di biodiversità e ad accrescere il valore commerciale dei prodotti finali. L’investimento è di 110 milioni di euro.
Il quarto asse – ha concluso l’assessore Falotico – investe le tematiche delle strategie di sviluppo locale, l’ambiente e la gestione del territorio, la qualità della vita, la cooperazione interterritoriale e transnazionale, la gestione dei gruppi di azione locale, l’acquisizione di competenze e animazione. Costo: 52 milioni di euro. In dettaglio, s’intende rafforzare le capacità progettuali e gestionali locali funzionali a innescare processi di sviluppo territoriale capaci di mantenere le imprese (profit e no-profit), recuperare le professionalità ed i saperi e dei territori rurali ma anche di sperimentare progetti di inclusione sociale nell’ambito di fattorie sociali; a creare e gestire servizi alle popolazioni rurali attraverso anche l’attivazione di Fondi di solidarietà per le imprese e le popolazioni; a proseguire con le esperienze positive maturate sul territorio regionale dai partenariati LEADER che hanno consentito di migliorare la qualità della vita nelle zone rurali ma anche di ottimizzare le risorse locali e l’offerta integrata dei territori rurali attraverso il collegamento ad operatori locali di aree diverse.
Tutto ciò, ovviamente, con la valorizzazione delle risorse endogene dei territori mediante il ricorso all’approccio bottom up, per coinvolgere tutti gli operatori pubblici e privati che operano sul territorio regionale, in particolare nell’adozione dei pacchetti integrati che richiedono la presenza di un partenariato in grado di orientare la progettualità e gli investimenti; la costruzione di partenariati capaci di integrare le misure/assi del Programma di Sviluppo Regionale in base alle esigenze di sviluppo delle imprese e dei territori, e dei Programmi Operativi Regionali 2007/2013.



PROGRAMMA SVILUPPO AGRICOLO, FALOTICO ILLUSTRA I 4 ASSI /5

(AGR) - Il Programma di Sviluppo Rurale della Regione Basilicata per il periodo 2007-2013, approvato questa mattina dalla Commissione Europea, per un costo totale di 832 milioni di euro – ha ricordato l’assessore regionale all’agricoltura Roberto Falotico – prevede una misura di assistenza tecnica e quattro assi prioritari che indicano la strategia del programma: miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale; miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale; qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell’economia rurale, approccio leader.
Il primo asse – ha spiegato Falotico - si articola nelle misure relative alla formazione professionale e dell’informazione, all’insediamento dei giovani agricoltori, all’utilizzazione di servizi di consulenza da parte degli imprenditori agricoli e forestali, all’ammodernamento delle aziende agricole, al miglioramento del valore economico delle foreste, all’accrescimento del valore dei prodotti agricoli e forestali, alla cooperazione e allo sviluppo di nuovi prodotti, alle infrastrutture, al sostegno degli agricoltori che partecipano al sistema di qualità alimentare e alle attività di informazione e promozione. Per questo asse è prevista una spesa di 272 milioni euro.L’agricoltura ai giovani e alle donne in una continuità di saperi, esperienze ed energie che la proietta nella Basilicata declinata al futuro ed inserita nell’economia globale, con solide radici nel suo presente.
Il secondo asse – ha proseguito Falotico – prevede indennità per svantaggi naturali a favore degli agricoltori delle zone montane, pagamenti agroambientali, iniziative a sostegno di investimenti non produttivi dei terreni agricoli, l’imboschimento di terreni agricoli e non, la ricostituzione del potenziale forestale e interventi preventivi, il sostegno di investimenti non produttivi di terreni forestali. Il costo è di 375 milioni di euro. Si tratta di una cifra importante a disposizione dello sviluppo montano del comparto agricolo. Uno strumento indispensabile affinché l’agricoltura ridivenga l’asse portante dell’economia anche dei piccoli centri montani e collinari.
L’assessore ha poi illustrato nel dettaglio gli altri due assi. Il primo prevede tematiche relative alla diversificazione verso attività non agricole, al sostegno della creazione di microimprese, incentivazione delle attività turistiche, servizi essenziali per l’economia e la popolazione rurale, tutela e riqualificazione del patrimonio rurale, informazione e formazione. L’investimento è di 110 milioni di euro. E’ il volto accogliente, ospitale e professionale di una regione che, attraverso l’alta formazione e la qualità dei servizi, punta all’eccellenza.
Il quarto asse – ha aggiunto l’Assessore – investe le tematiche delle strategie di sviluppo locale, l’ambiente e la gestione del territorio, la qualità della vita, la cooperazione interterritoriale e transnazionale, gestione dei gruppi di azione locale, acquisizione di competenze e animazione. Costo: 52 milioni di euro. Insomma, - ha concluso Falotico - una regione che si apre al mondo e che guida i suoi processi di sviluppo.


PSR, SODDISFATTI ASSESSORE FALOTICO E MINISTRO DE CASTRO /7

(AGR) - L’assessore regionale all’agricoltura, Roberto Falotico, ha espresso soddisfazione per l’approvazione del Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013 da parte del Comitato sviluppo rurale della Commissione europea ed ha formulato un particolare ringraziamento al Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro, per l’appassionato impegno profuso nell’azione di negoziazione con la Commissione Europea nel sostenere le legittime attese della Basilicata.
Falotico ha pure ringraziato il personale del Dipartimento Agricoltura per l’ottimo lavoro svolto, spesso in condizioni di precarietà e di evidente difficoltà, sostenendo che la valorizzazione delle risorse umane rappresenta il percorso indispensabile per ridare slancio all’Istituzione nell’intercettare i bisogni del mondo agricolo lucano.
Da parte sua, il ministro De Castro ha sottolineato la validità del "risultato raggiunto dalle Regioni italiane ancora impegnate in un difficile negoziato con la Commissione europea. Prende così forma l'architettura della programmazione italiana per lo sviluppo rurale, a cui sono destinate ingenti risorse finanziarie, peraltro destinate ad aumentare a seguito delle riforme che l'Unione europea si appresta ad approvare nel quadro del 'health check' e che rappresentano l'elemento-cardine per rispondere alle istanze degli operatori del mondo rurale".
In relazione alle diverse condizioni strutturali e territoriali, il ministro ha precisato che "le Regioni Valle D'Aosta, Basilicata e Sicilia hanno deciso di puntare soprattutto sulle misure a forte caratterizzazione ambientale dell'Asse 2 (ambiente), a cui è stato destinato, rispettivamente, il 69%, il 54% ed il 53% della dotazione disponibile; il Psr Puglia, invece, si caratterizza per un maggiore equilibrio tra le misure dell'Asse 1 (competitività) e quelle dell'Asse 2 (ambiente), a cui è attribuito un peso pari, rispettivamente, al 40% per l'Asse I e al 35% all'Asse II”.

mercoledì 9 gennaio 2008

Intervento dell’On.Antonio Potenza, Assessore regionale alla Salute

Sanità: la confusione fa male al settore

Fino ad ieri avevamo una sanità virtuosa, oggi , a sentire qualche consigliere , abbiamo una sanità da sfascio. Sono sospetti il tempismo e la veemenza di alcune prese di posizione sollecitate da vicende giudiziarie tutte da chiarire. Ma una cosa è certa: confondere l’una cosa con l’altra non fa bene a nessuno, tanto meno ad una regione che per uscire dal tunnel ha bisogno di coraggio e di concordia.

Il settore sanitario in basilicata presenta più luci che ombre. Al confronto nazionale, la regione si segnala come una delle più accorte nella spesa, di quelle cioè che sono riuscite a garantire una erogazione di servizi sanitari completa, continua e sovente di elevata qualità facendosi bastare i soldi del riparto nazionale. Senza disavanzi, senza accompagnamenti, senza ricorso a tassazioni aggiuntive. E vedendo aumentare il gradimento dei cittadini verso i servizi erogati, come dimostra la curva discendente dell’emigrazione sanitaria verso altre regioni. In un anno si sono risparmiati qualcosa come 7milioni di Euro, che , per una regione dai piccoli numeri, non sono certo poca cosa.

Tutto questo non è avvenuto per caso, ma per una strategia politica che ha puntato da un lato a razionalizzare l’esistente, dall’altro a dare una migliore risposta in termini di miglioramento professionale e tecnologico .La competizione tra le ASL ha obbligato il management a fare i conti con le duplicazioni e gli sprechi e li ha indirizzato verso la scelta di servizi innovativi , capaci di non solo di integrare l’ospedale con il territorio ma anche di drenare utenza dalle regioni .

Più in generale , il quadro che si presenta non è tale da autorizzare qualunquismi. L’ospedale di Matera si presenta in forte espansione, con dati di crescita assolutamente rispettabili, mentre l’ospedale San Carlo di Potenza conferma il suo ruolo di eccellenza, con la forte crescita di servizi ad alta specialità. E non sono meno confortanti i risultati del CROB di Rionero, che ormai vede come raggiungibile il traguardo del riconoscimento di IRCC.

E successi sono stati conseguiti sul piano della prevenzione, con le campagne di screening e di vaccinazione contro i tumori dell’apparato femminile , che portano la basilicata tra le Regioni più attente verso una strategia di diagnosi precoce.

Ricordare queste cose positive significa anche prendere le distanze da comportamenti che hanno poco di politico e che declinano verso un facile moralismo. La storia è piena di gente che parla col senno di poi, o che aggiunge confusione a confusione. Quando poi questo avviene per opera di persone e di partiti che pure hanno responsabilità primarie nella guida di questa regione, allora sorge il sospetto che ci sia più voglia di speculazione che di verità. Parlare della sanità lucana come un girone dantesco nel quale tutto è marcio è offrire una immagine deformata e mistificante della realtà e contribuire a portare la crisi in un settore che è vitale per la società lucana. Non si può , se non in un avido tentativo di consolidare carriere che dal moralismo sono nate e da esso sono state alimentate, portare sconforto e sconcerto in un sistema complesso che grazie al lavoro di amministratori seri e capaci, di medici di valore e di operatori che fanno il loro dovere dimostra di essere ben lontana da quelle situazioni di degrado che la cronaca mette in evidenza. Avere responsabilità significa proporre ed operare, non porsi alla finestra. Sulle grandi questioni irrisolte della sanità, c’è chi, come noi, ha parlato in tempi non sospetti, presentando una propria visione di riforma del settore, che punta non alla soppressione ma alla messa in rete di tutte le strutture ospedaliere, il tutto visto come un unico ospedale regionale fatto di tante specificità territoriali. Essere costruttivi significa operare perché il confronto politico possa arricchirsi di una visione articolata delle cose . Poi ,le regole della democrazia impongono di decidere e di scegliere. Saltare tutto questo per dire semplicemente : ve l’avevo detto, è un modo tutto sommato riduttivo di fare politica, soprattutto quando non c’è traccia di proposte concrete.

Oggi noi siamo alla fase due di una politica sanitaria che, per dispiegare le proprie potenzialità, deve da un lato trovare all’interno del sistema nuove risorse per finanziare la propria evoluzione, dall’altro inquadrare l’attività programmatoria in un contesto di riferimento più ampio di quello regionale, fino a proiettarsi in una competizione su scala meridionale. E su questo , da sei mesi, da quando abbiamo assunto la guida del Dipartimento stiamo lavorando, sia individuando strumenti nuovi per la governance del sistema sia impostando un nuovo piano sanitario coerente con questa visione di una sanità interregionale nella quale la Basilicata si ritagli spazi di eccellenza ( oncologia, riabilitazione, trapianti, terapia del risveglio, cardiochirurgia ecc.). Frutto di questo lavoro sono alcuni importanti provvedimenti approvati o in itinere: uno è la centrale di committenza il cui scopo è di unificare la domanda di beni e servizi per migliorare la capacità di acquisto da parte del sistema sanitario lucano. Non solo più trasparenza, ma più efficienza e più risparmio. Il secondo è la nuova direttiva per la valutazione dei Direttori generali, con regole più stringenti che puntano al conseguimento di obiettivi precisi sul terreno delle risposte all’utenza: miglioramento dei tempi di attesa, potenziamento dei controlli igienico sanitario, potenziamento della medicina del lavoro, rafforzamento della rete ADI. Uno sforzo progettuale e riorganizzativo che impegna tutto il sistema, sia al centro che alla periferia. Ebbene, di fronte a tutto questo non si può rispondere in maniera qualunquistica. I fatti di rilevanza penale , se ci sono, debbono seguire una loro strada senza prestarsi a occasioni per alzare polveroni indistinti, che deformano la visione della realtà, confondono le responsabilità e soprattutto portano sconforto e sfiducia in tante professionalità che operano, ai vari livelli di responsabilità, con onestà, passione, dedizione in questo delicato fronte di attività. Un atteggiamento costruttivo impone da un lato di portare rispetto al lavoro di tanti e dall’altro di avvicinare sempre più questo lavoro alle esigenze reali dei cittadini. Descrivere, per amore della titolazione, un panorama di disgregazione e di sfacelo, è un atto di voluta disinformazione che non fa gli interessi della Basilicata.

On.Antonio Potenza

giovedì 27 dicembre 2007

Pasta e fagioli: il piatto nazionale

Quale è il piatto più "nazionale" d’Italia? Cioè quello presente veramente in tutte le regioni, dalle Alpi al Mediterraneo? Facile, è la pasta e fagioli. Certo, i tipi di fagioli usati sono diversi, come pure i tipi di pasta ed i condimenti utilizzati. Però un piatto di pasta e fagioli lo troverete ovunque. Alla base c'è un alimento straordinario: il fagiolo.

La storia della pasta e fagioli inizia oltre duemila anni fa: il fagiolo e il grano duro, amanti per contrasto sia per il contenuto dei nutrienti sia per forma che per colore si dettero appuntamento in Italia, alcuni dicono a Roma altri ipotizzano Napoli, per consumare una notte di passione. Il letto di nozze avrebbe dovuto essere appunto una pasta e fagioli. Il grano duro fu il primo ad arrivare sul luogo dell’appuntamento: arrivò intorno al primo secolo a.C..

Il fagiolo invece non fu puntuale: viveva in America e fu costretto ad aspettare Cristoforo Colombo che finalmente arrivò esattamente nel 1492. Il fagiolo, grazie alle scoperte geografiche di quell’epoca ed alle imprese dei navigatori spagnoli e portoghesi, riuscì ad imbarcarsi per il vecchio continente solo intorno al 1530 insieme ad altre colture come i pomodori e i peperoni. Nel XVI secolo, infatti, giunsero in Europa. Nel frattempo il grano duro si consumava in un’estenuante attesa cercando invano di abbellire la mensa degli uomini di potere.


Il Lucano
Orazio, Poeta latino di Venosa, nato nel 65 a.C., nella VI Satira racconta che amava tornare al borgo natio per mangiare la zuppa “lucana”, ceci e porri. Era un piatto semplice, molto amato dal poeta, forse non troppo dissimile dalla nostra pasta e ceci.

Secondo gli studiosi di gastronomia è questo il primo riferimento scritto alla pasta, la cui invenzione pare possa essere attribuita agli Italiani, dal momento che anche atti notori del 1244 e 1279 citano questo prodotto e che Marco Polo tornò dalla Cina solo nel 1292, cioè ampiamente dopo queste date. Alla base della preparazione della pasta è la straordinaria qualità del grano duro che in Italia aveva trovato condizioni ideali e che è stato coltivato da sempre con ottimi risultati. Per farla breve la pasta dovette attendere circa 1500 anni, anzi esattamente 1532 anni fino a quando sbarcò il fagiolo. Questa nuova specie si fece subito notare e catturò le simpatie del Clero. Il fagiolo americano deve il suo successo ad un sacerdote e letterato: Pietro Valeriano Bolzanio, un bellunese che nel borgo natio di Castion seminò e seguì scrupolosamente le sementi che aveva portato da Roma. I fagioli gli sono stati consegnati personalmente da Papa Clemente VII con il preciso intento di farli fruttificare in nuove regioni. In breve tempo, una folta vegetazione di foglie seguita da una insolita fioritura di gemme che rapidamente si trasformarono in baccelli pieni di legumi, svettò dalle finestre della canonica: era il Phaseolus vulgaris, una nuova specie di pianta esotica portata dal Nuovo mondo che l’imperatore Carlo V aveva fatto dono al Papa. Pietro Valeriano intuì, quasi subito, le grandi possibilità di espansione della nuova pianta che riuscì ad acclimatarsi, senza difficoltà, nella terra e negli orti, nelle vallate e sulle colline. Il fagiolo nel giro di pochi anni si diffuse nelle aree a clima temperato-caldo ampliando notevolmente l’areale di coltivazione:


I fagioli americani si imposero molto rapidamente soppiantando, quasi dappertutto, i fagioli antichi e medievali anche nelle denominazioni popolari: fasoulia, per i greci, fasulè per gli albanesi, fasola per i polacchi, fayot e flageolet per i francesi, ecc.
. Da allora si è diffuso in tutte le regioni diventando un componente fondamentale nella dieta delle popolazioni italiane e non solo. Massima espressione si registrò in alcune zone di produzione tra tutte Lamon, Sarconi e Sorana[1].

Ormai universalmente conosciuti in gran parte dell’Europa, si aprì un periodo particolarmente fortunato per il fagiolo che trovò utilizzazione in tutti i ricettari più autorevoli dell’epoca, al punto che Caterina de’ Medici, promessa sposa al Delfino francese, Enrico II di Francia, oltre a portare uno strumento nuovo: la forchetta e molti cuochi professionisti, tra i suoi gioielli erano compresi alcuni sacchi di fagioli, dono a loro volta del fratello Alessandro de’ Medici, che serviranno, anni dopo, a confezionare uno dei mitici piatti nazionali francesi: il cassoulet della Linguadoca (umido di oca, anatra, maiale o castrato con fagioli bianchi).


Oggi i fagioli tipici di diverse zone italiane rappresentano non solo un patrimonio enogastronomico ma anche culturale condiviso nella memoria collettiva popolare.


Se proprio è necessario definire in poche parole il ruolo dei fagioli nella nostra vita, ci sembra molto efficace quanto scrisse Umberto Eco, a proposito dell’invenzione chiave del millennio, in un famoso articolo pubblicato sul New York Times, dal titolo Questo nostro mondo salvato dai fagioli: “Se noi Europei figli di quei nostri antenati ma anche quegli americani, figli dei Padri pellegrini o dei conquistadores spagnoli, siamo ancora qui, questo è dovuto ai fagioli……senza i fagioli la popolazione europea non sarebbe raddoppiata in pochi secoli. Io non conosco la storia dei fagioli in altri continenti, ma certamente, senza i fagioli europei, anche la storia di quei continenti sarebbe stata diversa, così come la storia commerciale dell’Europa sarebbe stata diversa senza la seta cinese e le spezie dell’India”.
(Tratto dal libro: PASTA E fagioli: Dalla buona Terra alla buona tavola il piatto più nazionale d’Italia ED. OLTRE EBOLI di Terenzio Bove)



[1] Rispettivamente in Veneto, Basilicata e Toscana

I FAGIOLI: DA CARNE DEI POVERI AD ALIMENTO UNIVERSALE

La modestia dei fagioli - “Mangia fagioli” - il disprezzo classista che frequentemente, in epoche non remote, veniva riservato ai forzati consumatori di questo umile e generoso legume non ha finalmente più nessuna ragione di sopravvivere. Anzi! E in Basilicata lo abbiamo scoperto per primi. È ormai noto a molti che la presenza dei legumi, insieme al grano, ha praticamente impedito che nelle regioni meridionali imperversasse la Pellagra, malattia gravissima, spesso mortale che dalla seconda metà dell’ottocento fino agli anni quaranta del novecento, ha sconvolto le campagne del Veneto e della Pianura Padana. A Sarconi, per citare un esempio non casuale, la classe dei braccianti, la più misera, traeva sostentamento dai piccoli appezzamenti di terreno tutti seminati a fagioli. La consapevolezza che i legumi, e soprattutto i fagioli, costituivano la sola via di salvezza dalla fame era infatti così diffusa da far sì che, nella zona, le coltivazioni di tali prodotti fossero le maggiormente rappresentate, come ci confermano i dati contenuti nel catasto conciario fin dal 1746. In altre parole, i contadini pur non essendo a conoscenza della composizione chimica dei fagioli, avevano intuito le loro grandi capacità energetiche. Non potendo, per le condizioni misere in cui versavano, nutrirsi di carne, si sfamavano con cereali e legumi cioè con la classica pasta e fagioli: il piatto simbolo dell’alimentazione contadina. In Basilicata, la coltivazione dei legumi, e dei fagioli soprattutto, viene registrata già alla fine del XVI secolo come risulta dai registri amministrativi degli Ordini Religiosi Conventuali dell’epoca. Si tratta, in questo caso dei fagioli americani, arrivati in Italia dopo la scoperta di Cristoforo Colombo del Nuovo Continente. Fino ad allora le specie diffuse, conosciute già dagli antichi romani, erano fagioli dall’occhio, come ci testimonia Apicio nel De re coquinaria. (tratto dal libro: i fagioli di Sarconi da carne dei poveri ad alimento universale di T. Bove, A. Sanchirico, D. Serra 2003).

Il territorio

La zona di produzione dei Fagioli di Sarconi Igp comprende 11 comuni dell'Alta Valle dell'Agri in Basilicata: Sarconi, Grumento, Moliterno, Marsiconuovo, Marsicovetere, Montemurro, Paterno, San Martino d'Agri, Viggiano, Tramutola e Spinoso. I fertili terreni, che si estendono al disopra dei 600 m, le estati fresche e l'abbondanza d'acqua, combinate con le tradizionali tecniche di coltivazione, consentono di ottenere un prodotto inconfondibile. I produttori del consorzio FAGIOLI DI SARCONI Igp, hanno saputo recuperare e conservare ecotipi locali di indiscutibile valore agronomico, dalle qualità organolettiche eccellenti e produrli secondo regole, spesso non scritte, ma conosciute e tramandate di generazione in generazione. Tali regole, riportate nel disciplinare di produzione IGP, notificano che si tratta di una produzione ottenuta secondo gli usi e costumi popolari del mondo contadino, nel rispetto di tradizioni, caratterizzata da metodi agronomici tradizionali che prevedono la rotazione, la consociazione e le concimazioni spesso fatte con concimi organici, in assenza di diserbanti e pesticidi. Gli ecotipi di fagioli, localmente conosciuti con i nomi di ciuoto o fagiolo regina, munachedda, marucchedda, tuvagliedde, tabacchini, verdolini, nasiedd, risi – rappresentano per l’Alta Val d’Agri la storia, la cultura e le tradizioni di un popolo orgogliosamente legato alle proprie origini.

TERENZIO BOVE

I FAGIOLI La ricetta naturale contro il colesterolo

I fagioli, come recita il titolo di un libro di qualche anno fa, rappresentano “la carne dei poveri” ovvero una idonea alternativa alla carne dal punto di vista dell'apporto proteico. Essi, inoltre, essendo una notevole sorgente di energia glucidica ed una modestissima sorgente di energia lipidica possono essere valutati come alimenti che equilibrano la dieta dal punto di vista della giusta proporzione tra lipidi, proteine e glucidi. Ma il dato più interessante che è emerso da uno studio realizzato dal Servizio di Ricerca Agricola del Nord Dakota (Stati Uniti): i fagioli se vengono consumati quotidianamente (50 grammi di fagioli secchi) abbassano il tasso di colesterolo nel sangue. Lo studio ha coinvolto 80 volontari dai 18 ai 55 anni, di cui metà sani e metà predisposti a disturbi metabolici che li rendevano a rischio per le malattie cardiovascolari. Dopo 12 settimane la metà dei volontari sottoposti al protocollo riscontrava una riduzione del livello di colesterolo nel sangue, paragonati al gruppo di controllo (gruppo a cui si somministravano medicinali). A questo dato interessante si vanno ad aggiungere già altre proprietà riconosciute ai fagioli. Infatti sono indicati per i diabetici perché regolano la glicemia e diminuiscono l'incidenza dei tumori. Sono ricchi di fibre e sono quindi indicati per la funzionalità del colon, per ridurre problemi di stitichezza, emorroidi e altri problemi intestinali. Possiede, inoltre, proprietà depurative, emollienti e diuretiche ed è indicato come coadiuvante nella cura delle malattie reumatiche.

Terenzio Bove

Presidente del Consorzio per

la tutela dei fagioli di Sarconi

fagioli.sarconi@tiscali.it

Il colesterolo

Il colesterolo è una molecola lipidica sterolica, tipica degli organismi animali, soprattutto dei Vertebrati. È presente in tutti i tessuti e in maggior quantità nel cervello, nella bile e nel sangue. A causa della sua struttura ha caratteristiche idrofobiche ed è quindi scarsamente idrosolubile. L'intestino lo assorbe grazie ai sali biliari.

È presente sia in forma libera (35-40% del totale) sia esterificato con acidi grassi a catena lunga. La sintesi del colesterolo si svolge soprattutto a livello epatico, anche se vi partecipano numerosi altri organi (surrene, testicolo, aorta ecc.). Il colesterolo viene invece eliminato con la bile, trasformato in acidi biliari e poi in sali biliari (dai calcoli biliari il colesterolo può essere ottenuto allo stato puro cristallino).

Sul colesterolo esiste molta disinformazione. Se a livelli di competenza elevati si è sufficientemente obbiettivi, a bassi livelli si rivendono spesso informazioni vecchie o mal comprese. Questo articolo vuol dunque fare chiarezza sull'argomento.


1) Il colesterolo è utile e fondamentale per il nostro organismo:

  • Interviene nella formazione e nella riparazione delle membrane cellulari
  • È il precursore della vitamina D, degli ormoni steroidei e degli ormoni sessuali (come androgeni, testosterone, estrogeni e progesterone)
  • È contenuto nell'emoglobina
  • È il precursore dei sali biliari.

2) I tipi

Il colesterolo non è libero nel sangue, ma è legato a particolari proteine formando strutture complesse dette lipoproteine; il colesterolo totale si divide perciò in colesterolo VLDL (a bassissima densità), LDL (a bassa densità) e HDL (ad alta densità). Le lipoproteine a bassa densità (LDL) veicolano tra il 60% e l'80% del colesterolo serico. Presentando molta affinità con le cellule dell'endotelio delle arterie, liberano il colesterolo sulla parete dei vasi (costituisce la placca ateromatosa nell'aterosclerosi, anche se non è ancora chiaro se rappresenti il fattore eziologico della malattia); viceversa le lipoproteine ad alta densità (HDL )svolgono la funzione opposta, rimuovendo il colesterolo dalle arterie e riportandolo al fegato. Incerto è invece il significato del colesterolo presente nelle lipoproteine VLDL.

Nei laboratori il colesterolo LDL è ricavato da altri valori con la formula di Friedewald: LDL = colesterolo totale – (HDL + 1/5 trigliceridi). Quando il valore dei trigliceridi supera 400 mg/dl (un valore decisamente preoccupante…), la formula di Friedewald non è attendibile ed è necessario eseguire la determinazione del colesterolo LDL con metodiche di ultracentrifugazione.

3) Perché non deve salire troppo - Riassumiamo quanto detto:

  • 1) Le LDL distribuiscono il colesterolo alle cellule. E questa funzione è positiva.
  • 2) Purtroppo durante questa funzione, parte del colesterolo LDL si deposita sulle pareti interne delle arterie formando le placche.
  • 3) Le lipoproteine HDL rimuovono l'eccesso di colesterolo dalla parete delle arterie e lo riportano al fegato.

Da questi tre punti è evidente che colesterolo LDL e HDL sono indipendenti; l'HDL non "distrugge" l'LDL, ma le lipoproteine HDL riportano il colesterolo al fegato. Avere il colesterolo HDL alto consente di diminuire l'effetto negativo dell'LDL nella formazione delle placche. Per capire meglio, due analogie:

L'analogia del cibo - Il cibo è fondamentale per la sopravvivenza, ma se ne mangiamo troppo ingrassiamo. Il colesterolo è fondamentale per alcune funzioni dell'organismo, ma se è in quantità non corretta diventa un fattore negativo.

L'analogia delle foglie - Consideriamo un viale alberato d'autunno su una strada asfaltata. Cadono tante foglie (LDL) e la strada ne è coperta. Se abbiamo tanti spazzini (HDL) la strada resta pulita. Gli spazzini non agiscono sulla caduta delle foglie, ma le rimuovono. Ecco perché conta il rapporto (Colesterolo totale/HDL).

4) Il fattore di rischio - In base all'ultima analogia è abbastanza semplice capire che un valore di colesterolo totale nel sangue (colesterolemia) superiore alla norma non è di per sé preoccupante, soprattutto se non esistono altri fattori di rischio cardiovascolare (le lipoproteine LDL provocano comunque una proliferazione cellulare che può restringere il lume delle arterie), occorrendo distinguere fra colesterolo cattivo (legato alle lipoproteine LDL) e colesterolo buono (legato alle HDL). La vecchia interpretazione considerava valori ottimali quelli inferiori a 240 mg/dl di colesterolo totale (a 200 mg/dl o addirittura a 160 mg/dl se sono presenti fattori di rischio cardiovascolare o è già in atto una coronaropatia) e inferiori a 160 mg/dl di colesterolo LDL (rispettivamente 130 mg/dl e 100 mg/dl nel caso di fattori di rischio o di coronaropatia). La vecchia interpretazione considerava solo il colesterolo totale anche perché nella popolazione sedentaria (e spesso con cattiva alimentazione) il colesterolo buono è molto basso. Con il diffondersi di concetti salutistici (attività fisica e alimentazione sana) ciò non è più vero e l'incremento del colesterolo buono spesso porta il totale oltre i vecchi valori di attenzione. Oggi, per una valutazione migliore della situazione, si considera l'indice di rischio cardiovascolare, cioè il rapporto fra colesterolo totale e colesterolo buono HDL; tale indice per un soggetto sano deve essere inferiore a 5 per l'uomo e a 4,5 per la donna. Un soggetto con colesterolo totale a 250 e colesterolo buono a 85 ha un indice di rischio a 2,94 ed è in una condizione decisamente migliore di chi ha il colesterolo totale a 200 e quello buono a 40, dove l'indice di rischio vale 5. L'importante è capire che il valore del colesterolo totale ha scarsa rilevanza e che ciò che conta è l'indice di rischio.

5) Il colesterolo assunto con l'alimentazione non supera il 20% - Un errore comune è credere che tutto il colesterolo provenga dai cibi. In realtà al massimo solo il 20% del colesterolo proviene dall'alimentazione, mentre l'80% è di origine endogena (cioè creato dall'organismo. La produzione è circa di 1-2 g al giorno mentre l'organismo ne assume con la dieta 200-500 mg, per l'uomo occidentale medio circa 340 mg, 220 mg per la donna). Una parte del colesterolo in eccesso viene eliminata dal fegato, cosicché la percentuale esogena (cioè proveniente dall'esterno, dall'alimentazione) massima del 20% sul totale è più che ragionevole. Solo se si mangia "malissimo" si arriva al 20%. Realisticamente è del 10%.

8) I cibi contenenti colesterolo - Ecco un semplice elenco di cibi contenenti colesterolo (le quantità sono in mg per 100 g di alimento edibile):

  • Organi di animali (cervello)
  • Tuorlo d' uovo (1350) N.B. un uovo intero contiene 400 mg di colesterolo per 100 g)
  • Burro (250)
  • Frutti di mare (aragosta, gamberi, ostriche, cozze 150)
  • Salumi grassi (100)
  • Formaggi grassi (pecorino, grana, parmigiano ecc. 100)
  • Carne e pesce magri (petto di pollo, tonno, pesce spada ecc. 70)

Da questo elenco si vede chiaramente che per esempio 100 g di burro apportano circa 750 kcal, una quantità improponibile in una dieta ipocalorica. È dunque confermata una delle "scoperte" della dieta italiana: la raccomandazione salutista di non assumere tutta una serie di cibi per limitare il colesterolo alimentare è del tutto inutile se il soggetto rispetta il vincolo di una dieta ipocalorica.

Il controllo della produzione endogena avviene secondo un meccanismo che riduce la quantità di colesterolo endogeno se aumenta quello assunto con la dieta e viceversa, per cui è troppo semplicistico sperare di controllare il colesterolo, eliminando dalla propria alimentazione i cibi ricchi di colesterolo (eliminazione che farebbe aumentare quello endogeno).

In particolare con un'alimentazione ipercalorica non ha senso l'uso di integratori alimentari (i fitosteroli sono i più interessanti) che riducono l'assorbimento del colesterolo né ha pregio il consiglio di ingozzarsi di fibre e di cibi ricchi di colesterolo sperando che le fibre ne ostacolino l'assorbimento. In chi ha un cattivo stile di vita gli integratori anti-colesterolo (spesso peraltro sottodimensionati o inefficaci) sono un controsenso perché tutte le ricerche hanno mostrato che riducono percentualmente l'assorbimento del colesterolo. L'azione dei fitosteroli è significativa se:

  • si hanno alti apporti di colesterolo alimentare derivanti da iperalimentazione. Come dire che gli integratori a base di fitosteroli sono giustificati solo se si mangia male. Ma che senso ha abbassare il colesterolo del 10% dal 300 a 270 mg/dl (270 resta comunque un valore elevato e non si risolve il problema) quando con una dieta appropriata ed esercizio fisico lo si abbassa a 220 (innalzando fra l'altro la frazione HDL)?
  • nonostante uno stile di vita corretto e un'attività fisica costante, l'indice di rischio resta alto. Anziché assumere statine, si può provare un'ulteriore leggera riduzione dell'LDL con i fitosteroli con dosaggio appropriato (circa 2 g al giorno).

9) Come si controlla il colesterolo endogeno? - Agendo sul meccanismo di produzione. Esistono diverse strade che passano tutte attraverso l'alimentazione. Attenzione però: non si devono confondere queste soluzioni con quella di curare l'alimentazione per diminuire il colesterolo assunto dai cibi. L'alimentazione può controllare anche la produzione di colesterolo endogeno! Ricordando prima che:

a) i precursori del colesterolo sono i glicidi

b) la sintesi del colesterolo nel fegato è controllata dall'enzima HMG-CoA-reduttasi che a sua volta viene attivato dall'insulina,

vediamo alcune soluzioni

1) si usano sostanze naturali in grado di inibire l'HMG-CoA-reduttasi (come il tè verde). Questa soluzione è fra le più ottimistiche, perché nessuna sostanza naturale è così potente da essere un farmaco ipocolesterolemizzante. Infatti bisogna ricordare che l'inibizione dell'HMG-CoA-reduttasi ha effetti collaterali (rabdomiolisi, un patologia che provoca lesioni muscolari - ricordiamo che il cuore è un muscolo!) e che se esistesse una sostanza naturale che controllasse potentemente l'HMG-CoA-reduttasi avrebbe lo stesso grado di pericolosità dei più comuni farmaci anticolesterolo Un'alternativa è l'eliminazione di sostanze (caffè) che aumentano i livelli di colesterolo.

2) Il ruolo degli acidi grassi saturi è stato spesso esagerato. Se è vero che aumentano i livelli LDL di circa 2,5 mg/dl per ogni 1% di calorie totali nella dieta è pure vero che una loro diminuzione nella dieta diminuisce i livelli di colesterolo HDL (per il rischio di infarto un aumento di colesterolo HDL di un mg è equivalente -cioè compensa- a un aumento di circa 4,4 mg di LDL): alla fine il rischio cardiovascolare è immutato. Considerate l'esempio di molti vegani che hanno colesterolo totale a 190 e colesterolo HDL a 40 con rischio cardiovascolare al limite! In altri termini i grassi saturi alzano sia il colesterolo buono sia quello cattivo. Diversa è la situazione dei grassi trans che alzano il colesterolo cattivo e basta!

Con un regime normocalorico in cui si evita il sovrappeso e si varino le fonti di grassi (per esempio con una ripartizione equivalente fra polinsaturi, monoinsaturi e saturi) si controlla il rapporto di rischio mantenendolo abbondantemente sotto a 5. Come si vede la demonizzazione dei grassi saturi è del tutto arbitraria in presenza di dieta equilibrata. Le regole della dieta italiana:

  • di un'alimentazione ipocalorica (che esclude "matematicamente" gli alimenti grassi, almeno in quantità)
  • di una limitazione dei cibi contenenti la dizione generica grasso o olio vegetale
  • di un'eliminazione dei cibi contenenti grassi idrogenati e delle margarine

risolvono praticamente il problema, cioè portano l'indice rischio (lo ripetiamo: il colesterolo totale è un dato poco significativo) sotto i valori di attenzione.

3) Riducendo la quota di carboidrati (che sono i precursori del colesterolo) si migliora la situazione. La ripartizione della dieta italiana 50-20-30 tende a limitare i carboidrati, limitando la risposta insulinica. Realisticamente una riduzione al 50% dei carboidrati diminuisce la produzione endogena di un 10% rispetto alle classiche diete dove la quota dei carboidrati arriva al 70%.

Riassumendo:

è inutile che vi preoccupiate del vostro colesterolo se continuate a essere in sovrappeso!

10) Come aumentare il colesterolo buono - L'attività fisica aerobica aumenta la frazione di colesterolo buono (ATTENZIONE: NON RIDUCE QUELLO CATTIVO E QUINDI NEMMENO QUELLO TOTALE CHE ANZI AUMENTA PERCHÉ AUMENTA QUELLO BUONO, ma si riduce il fattore di rischio cardiovascolare). Perché l'attività fisica produca gli effetti desiderati occorre che sia aerobica (corsa, ciclismo, sci di fondo ecc.) e sia a media intensità (l'allenamento a bassa intensità è praticamente inutile). Per dare un'idea il colesterolo HDL non si muove significativamente per attività dell'ordine delle due ore settimanali. Per ogni ora in più si può stimare un aumento medio del colesterolo HDL di 10 mg/dl.

Da rilevare che il fumo abbassa i livelli di colesterolo HDL.

11) I farmaci - Dovrebbero essere utilizzati solo nel caso di fallimento dei punti precedenti:

  • dieta ipocalorica
  • ripartizione dei macronutrienti 50-20-30
  • limitazione dei "grassi e oli vegetali"
  • eliminazione dei grassi idrogenati (anche parzialmente) e delle margarine
  • attività fisica aerobica a media intensità
  • uso di fitosteroli con dosaggio corretto (2 g al giorno)

L'inibizione della sintesi avviene farmacologicamente grazie a farmaci come le statine, i prodotti attualmente più usati. Le resine aumentano la conversione del colesterolo in acidi biliari nel fegato, legando poi gli acidi nell'intestino. I fibrati aumentano l'ossidazione degli acidi grassi nel fegato, diminuendo i trigliceridi. Infine gli acidi nicotinici consentono di abbassare l'indice di rischio, alzando la frazione buona e abbassando quella cattiva.

domenica 11 novembre 2007

Il delitto perfetto?

di Cesare Piccitto

Quello che nei manuali di criminologia viene definito: “ il delitto perfetto”. Nessun movente, senza arma del delitto e senza sospettati. Sono passati più di due decenni è vero. Tanto tempo, ma mai troppo per cercare di capirne di più. Da dove cominciare? iniziamo a far conoscere o far ricordare, per chi c’era, chi è stato Rino Gaetano. Quest’anno ricorre proprio il 25 anno dalla sua prematura e violenta scomparsa. Un intellettuale “scomodo” perché non faceva comodo a nessuno, in quei violenti e per certi versi oscuri anni settanta.

Era Nato a Crotone il 29 ottobre 1950. Romanticismo, humour, tristezza, ma anche sarcasmo. È Rino Gaetano, l'autore di Gianna, un maestro d'ironia, uno dei cantautori più conosciuti degli anni '70. Giovanissimo si trasferisce a Roma dove vive fino alla sua morte.

Si avvicinerà da subito alla musica. Il suo primo 33 giri è “Ingresso Libero”. Il grande pubblico si accorge di lui con “Il cielo è sempre più blu” e poi con “Berta filava”. Infine il successo: con singoli come “Aida” e “Gianna”. Quest'ultima canzone si piazza terza al Festival di Sanremo del 1978, dove il cantante si presenta con un frac, un cappello a cilindro, il tutto smitizzato da una camicia a rigoni rossi verticali. Proprio Gianna resta per un mese, a marzo, in vetta alla classifica dei 45 giri.

Una persona ed un intellettuale, che ha scelto la musica come mezzo d’espressione della propria essenza: goliardica, molto acuta e mai banale. Gran parte della critica dell’epoca lo bollò come “giullare” non sforzandosi minimamente di capire il messaggio forte dei suoi testi. Lui non se ne preoccupò più di tanto esprimendo il meglio di sè nei suoi ultimi album.

All’apice della sua carriera, un delitto lento ma premeditato fermò il suo estro per sempre. Alla fine del 1978 Gaetano si reca in Spagna per registrare le versioni in lingua originale di alcune sue canzoni. È il tempo della tristezza: in Italia impazza la moda del reggae e lui, come segno di rifiuto delle ideologie e dei rituali politici, scrive una invettiva in musica dal titolo Nuntereggae più in cui si scaglia contro la castità, il maschio forte, le superpensioni, gli evasori legalizzati, e anche contro alcuni personaggi della vita economica, politica, sportiva.

Del 1981, anno in cui gira in tourneè con Riccardo Cocciante, è l’ ultimo suo album “E io ci sto”. Muore la notte del 2 giugno 1981, all'alba, dopo un incidente con la sua Volvo 343 in via Nomentana. Anche perché ben cinque ospedali ne rifiutano il ricovero. Dopo quindici giorni avrebbe dovuto sposare la sua ragazza Amelia, di Fondi.

Alla luce dei fatti, anche se incorniciati in un lontano passato, di quella morte non è possibile realmente accusare nessuno. Una serie di sfortunate coincidenze, il destino crudele e tante altre ancora potrebbero trovarsene di cause. Una cosa è certa: il mandante di quell’omicidio aveva agito già da tempo, costruendo sull’artista un’immagine volutamente distorta, quella società “piccoloborghese” che con acuta ironia lui prendeva di mira, al momento opportuno ha sferrato la più atroce delle vendette, permettendo che morisse senza soccorso destino che oggi non si riserva nemmeno agli animali. Nessun ospedale accetta di ricoverarlo, decretandone così il sicuro decesso. Autore di canzoni graffianti e appassionate, paladino del Sud e degli sfruttati, nemico giurato di tutti i politici, Rino Gaetano è uno dei cantautori di culto della scena italiana. Ha cantato un'Italia grottesca negli anni della tensione e delle P38. Dopo la sua morte, le sue canzoni sono state riscoperte negli anni e saccheggiate senza ritegno. Ci rimane la denuncia sociale celata dietro l'ironia delle sue filastrocche, ancora attualissima. Solo oggi superato il ventennio dalla scomparsa, Gaetano ottiene quella considerazione e ascolto che non aveva mai avuto in passato. Meglio tardi che mai.

Rino Gaetano
onore ad un uomo del sud
Fiabe amare di un cantastorie

Un contributo al cantante Rino Gaetano da parte del Paese

Rai Uno trasmetterà dopo 20 dalla sua scomparsa una Fiction in prima serata l'11 e 12 novembre.

Intervista a Claudio Santamaria l'attore che interpreta Rino Gaetano

Come si è preparato?
"Prima di tutto sono dimagrito. Poi ho letto tutte le biografie su Gaetano, i testi di Petrolini, Dante e Palazzeschi amati dallo stesso cantautore, ho anche guardato molte apparizioni televisive. Insomma volevo documentarmi il più possibile per far diventare mio il personaggio. Per me la vera sfida è stata quella di cantare le sue canzoni. All'inizio non era previsto poi sono riuscito a convincere la produzione dopo un mini concerto insieme alla Rino Gaetano Band".
Cosa la incuriosiva del personaggio? "Il suo essere outsider. Volevo mostrare il lato meno conosciuto. Tutti lo ricordano giullare con quella bombetta in testa a Sanremo nel 1978. Era prima di tutto scrittore poi musicista. Gianna non gli apparteneva fino in fondo l'aveva sempre rinnegata, troppo commerciale. Lo considero un antieroe le cui canzoni non le utilizzi come sottofondo oppure non le ascolti seduto in poltrona. Sono ironiche e allo stesso tempo riflessive".Oggi con quale cantante lo paragonerebbe? "Non è facile. Qualcuno c'è comunque. Daniele Silvestri è uno di questi. Gioca con le parole, affronta certi temi prendendosi in giro. Credo abbia percorso un po' la stessa strada. Ammiro anche Andrea Rivera, amico di Bruno Franceschelli (amico di Gaetano), perché sperimenta con il teatro e la canzone, è divertente e pungente. Rino Gaetano voleva essere il Petrolini del rock, Rivera in qualche modo sta seguendo le sue orme". Gaetano lo considera attuale?"Alla canzone Nuntereggae più basterebbe cambiare qualche nome e diventerebbe attualissima. Rino aveva la capacità di non sconfinare, di non schierarsi mai, proprio per questo scriveva testi universali. Lo dimostrano anche i ragazzi di quindici anni che cantano e saltano ascoltando la versione disco de Il cielo è sempre più blu". Secondo lei la Rai con questa fiction potrebbe mutare un po' il suo pubblico di riferimento? "Credo di sì. Gaetano è ascoltato anche dai quindici/sedicenni. L'auditel è spietato, ma come si divertono a un concerto della Rino Gaetano Band si dovrebbero divertire anche vedendo questo prodotto".
Emanuele Bigi

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Biografia

Rino Gaetano nasce il 29 Ottobre 1950 a Crotone, dove vive gli anni della prima infanzia, fino a quando, nel 1960, i suoi genitori decidono per motivi di lavoro di trasferirsi a Roma nel quartiere popolare di Monte Sacro. Aspirante geometra, allevia gli studi dilettandosi a coltivare i primi interessi per il mondo del teatro.
Inizia inoltre i suoi primi approcci musicali imparando a suonare la chitarra e componendo le sue prime canzoni. Incontra fin da subito le perplessità del mondo musicale per il suo modo ironico e singolare di proporre i suoi pezzi, poco "in linea" con la tendenza seriosa e di stile ideologico di quel periodo, ma viene però notato da alcuni discografici romani suscitando la loro curiosità (Sergio Bardotti e Vincenzo Micocci, quest'ultimo proprietario dell'etichetta discografica It). Dopo varie esperienze di teatro per ragazzi (in una versione musicale di "Pinocchio" interpretava la Volpe), debutta nella giungla discografica italiana nei primi anni 70 per la It con un 45 giri nel quale interpreta sotto lo pseudonimo di "Kammamuri's", una canzone intitolata "I love you Marianna", che serve soprattutto a confermare ancora una volta i dubbi che il mondo discografico in genere aveva nei suo confronti . Soltanto 2 anni dopo si ripropone con il suo primo LP "Ingresso libero" (1974) che viene per lo più ignorato sia dal grande pubblico che dagli addetti ai lavori ma che funge da anticamera ad un periodo di riscontri decisamente più rilevanti, a partire dal vero debutto nel 1975 con il 45 giri "Ma il cielo è sempre più blu", una sorta di filastrocca sui vizi e le contraddizioni della società di quel tempo interpretata da Rino senza mai rinunciare alla sua naturale dose di sarcasmo mescolata però ad un vero e proprio coraggio civile. Nel 1976, esce il suo secondo LP, frutto di alcuni anni di lavoro intitolato"Mio fratello è figlio unico" con inclusa la famosa "Berta filava", album apprezzato dalla critica ma accolto con favore solo da una parte di pubblico.
Da questo momento in poi, per un periodo che va dal 1976 al 1978, Rino Gaetano si impone sempre più come il cantautore fuori dalle righe, il "grillo parlante" per antonomasia e pubblica una serie di pezzi che hanno la qualità (insolita per certi versi) di divertire ma di far riflettere su temi tanto delicati quanto difficili da affrontare in musica. Con i successivi LP "Aida" (1977) e "Nuntereggaepiù" (1978) in un rapido crescendo, riscuote consensi sempre più consistenti, fino ad ottenere un vero e proprio successo con la canzone "Gianna"al Festival di Sanremo del 1978, dove si esibisce alla grande platea mostrando tutta la sua ironia scanzonata degna di un vero artista di varietà, un esibizione che rimarrà scolpita nelle memorie di molti. La canzone "Gianna" fu in quel momento, la ventata di aria nuova che tutti desideravano ma che nessuno voleva ammettere di avere bisogno, fu l'improvvisa "chiave" che servì a liberare la mente dai tetri condizionamenti ideologici di ogni genere .
A quel Festival di Sanremo "Gianna" si piazzò al terzo posto, preceduta da "Un emozione da poco" della Oxa, e da "E dirsi ciao" dei Matia Bazar, ma raggiunse il primo posto nelle classifiche di vendita, dove rimase inchiodata per diverse settimane . Nel 1979 l'album "Resta vile maschio dove vai" (il brano omonimo viene scritto da Mogol) che lancia nel periodo estivo l'indimenticabile ballata "Ahi Maria" segna il passaggio dalla piccola casa discografica It, alla multinazionale RCA e l'inizio di una serie di tournée che lo renderanno popolarissimo in tutta Italia. Entra in crisi artistica nel 1980 dopo aver inciso l'album"E io ci sto". Cerca però di dare una svolta alla propria attività sperimentando nuove strade e iniziando a collaborare con artisti come Riccardo Cocciante e i New Perigeo con i quali incide un Qdisc. Proprio mentre sta vivendo questa importante fase di transizione, alle prime luci dell'alba del 2 Giugno 1981, perde la vita tornando a casa in un tragico incidente automobilistico sulla via Nomentana a Roma. All'età di trentun' anni Rino Gaetano esce di scena per un beffardo scherzo del destino. La sua morte prematura, che viene immediatamente paragonata a quella di Fred Buscaglione, ci impedisce di sapere quanto altro ancora avrebbe detto questo "giullare dei giorni nostri" con la sua esuberanza, col suo linguaggio corposo, con il suo modo trascinante. Di lui ci restano le sue, le "nostre", uniche indimenticabili canzoni . Per l'ironia e l'intelligenza dei suoi testi, per il suo songwriting schietto e graffiante, Rino Gaetano merita davvero un posto accanto ai più grandi esponenti della canzone italiana. Il suo universo è affollato di santi che salgono sul rogo "vestiti d'amianto"; di donne immaginarie che filano la lana e fiutano tartufi; di cieli blu e di notti stellate. Irride e commuove, con l' eccentricità dei poeti cantastorie.
L'Italia nelle sue canzoni, diventa un paese surreale, diviso tra fiaba e dramma, passioni sentimentali e contraddizioni sociali. Un paese che Gaetano ha sempre amato, ma che quasi mai l'ha voluto comprendere. E' sepolto a Roma, e chi vuole andare a trovarlo, potrà farlo visitando il cimitero monumentale del Verano, entrando dall'ingresso che si affaccia sullo scalo S.Lorenzo. Lasciando sulla sua tomba magari solo un fiore.... una rosa d'amore.
Ricerche effettuate da Claudio De Nicola.

martedì 6 novembre 2007

(ACR) BANDO CASA, MANCUSI (UDC): FINANZIATE POCHE DOMANDE

La pubblicazione della graduatoria relativa ai contributi per la ristrutturazione di immobili da parte del Dipartimento regionale alle Infrastrutture “merita alcune riflessioni sulle politiche per la casa messe in campo dalla Giunta regionale”. Lo sostiene il consigliere regionale Agatino Mancusi (Udc), che ricorda come, “a fronte di 16.489 pratiche esaminate ne risultano finanziate solo 549, pari al 3,33 per cento, per un impegno finanziario di circa 13.500.000,00 euro”. Per Mancusi “il finanziamento di sole 549 pratiche rappresenta solo una goccia nel mare dei bisogni relativi alle esigenze abitative dei lucani sia in termini quantitativi che qualitativi”.

“Da una prima analisi dei risultati del bando regionale – afferma ancora l’esponente dell’Udc - e tenendo conto delle premialità previste, in termini di punteggio, si può ragionevolmente far ammontare a non meno di 8.000 le richieste che prevendono interventi di adeguamento strutturale ed impiantistico finalizzati, quindi, alla sicurezza stessa delle abitazioni. E’ evidente che le richieste di adeguamento sismico si riferiscono ad edifici che presumibilmente non hanno ottenuto i benefici conseguenti alla legge 219 sulla ricostruzione post terremoto dell’ottanta. Il ricorso alla ristrutturazione va letto in chiave positiva rispetto ai fenomeni di abbandono e spopolamento dei piccoli comuni e pertanto va sostenuto con adeguate politiche da parte degli enti locali ed in primis dalla Regione”.

“E’ di questi giorni, inoltre – sostiene ancora mancasi - il dibattito circa l’esigenza di completare la ricostruzione conseguente agli eventi sismici degli anni 80 e 90. Per accelerare i tempi è necessario non solo stimolare le risposte del governo nazionale, ma anche attivare risorse regionali. Perché non pensare, come da più parti richiesto, di utilizzare parte delle royalties del petrolio per rimpinguare i fondi destinati alla ristrutturazione e quindi anche all’adeguamento sismico degli immobili? Quella della casa è una delle priorità da affrontare e risolvere. Investendo in questo settore si attiverebbe, inoltre, un circuito virtuoso che rappresenterebbe un utile volano per la contingenza economica del momento ed un contributo alla riduzione della disoccupazione. Anche in questo settore il ‘passo’ deve cambiare”.

lunedì 5 novembre 2007

BIOLOGICO, OGGI LE COMICS
Mentre il ministero per le Politiche agricole ritira i finanziamenti per la promozione del bio, si alleano "Saporbio" e "Lucca comics & games". E intanto in Inghilterra la scienza conferma: bio è più salutare


La notizia della settimana sarebbe che, se qualcuno aveva ancora dei dubbi, la scienza conferma: il cibo biologico fa bene alla salute, e non solo al pianeta al quale risparmia l'uso di pesticidi e concimi chimici. La notizia sarebbe stata questa: perchè poi ne è arrivata un'altra. Il ministero per le Politiche agricole e forestali ha fatto, come dire?, una magia. Un colpo di bacchetta - pardon: di penna - e, zac!, sono spariti i 5 milioni di euro stanziati ormai tre anni fa per la promozione dei consumi biologici.

Con i soldi sono spariti anche i bandi di gara del gennaio e dell'agosto scorsi, relativi rispettivamente al "Programma di azione nazionale per l'agricoltura biologica e i prodotti biologici - Sviluppo della comunicazione istituzionale", e al "Programma di azione nazionale per l'agricoltura biologica e i prodotti biologici - Promozione della domanda interna ed internazionale". Del primo bando era perfino pronta la graduatoria, del secondo erano già pervenute le offerte. Come non detto, come non fatto, come non lavorato. Burocrati ed operatori ci hanno pur dedicato del tempo: hanno redatto il bando, presentato le offerte, stilato la graduatoria. Soprattutto, come non stanziato. Il ministero sostiene che sarebbe stato inutile, anzi dannoso spendere quei soldi per promuovere il bio: in primavera dovrebbe arrivare il logo europeo del biologico, è in corso la preparazione di nuove norme quadro nazionali sul biologico, e quindi, dice, produttori e consumatori sarebbero andati in confusione.

Nella certezza di non mandare in confusione nessuno, il biologico intanto cerca nuove strade, anche assai poco convenzionali, per farsi conoscere. Sabato l'attore Marco Columbro ha tenuto a battesimo la partnership fra "Lucca comics & games", l'evento nazionale più importante dedicato ai fumetti (quasi 400 espositori provenienti da tutto il mondo distribuiti su una superficie coperta di 16 mila metri quadrati), e "Saporbio", la mostra mercato dedicata all'alimentazione biologica organizzata a Viareggio dallo stesso Columbro, che da anni, battendosi su più fronti, si è fatto alfiere della causa del cibo biologico e dello stile di vita ad esso legato. Contemporaneamente l'artista lucchese Riccardo Pieruccini ha disegnato tavole dedicate al modo di vivere ecologico e biologico. Esse saranno esporte a Viareggio durante "Saporbio 2008".

In mancanza dei finanziamenti ministeriali e in attesa di "Saporbio" e dei suoi fumetti, a chi produce e consuma prodotti bio farà bene sapere che la scienza, se mai qualcuno aveva ancora dei dubbi, ha dato la conferma ufficiale: i cibi bio sono più nutrienti di quelli ottenuti con metodi convenzionali. L'ha stabilito l'Università di Newcastle, in Inghilterra, che sta spendendo quattro anni di tempo (finirà nel 2008) e 18 milioni di euro provenienti da fondi europei per studiare le differenze fra alimenti prodotti con l'agricoltura convenzionale e alimenti da agricoltura biologica.

Gli studiosi di Newcastle devono ancora capire cosa, e come, causa questa differenza. Però una cosa è ormai assodata: frutta, verdura e latte biologico contengono una quantità maggiore di benèfici antiossidanti rispetto ai loro omologhi dell'agricoltura convenzionale. E questo dovrebbe mettere la parola "fine" ad una vecchia serie di vecchie polemiche. Verdure bio come lattughe, cipolle, pomodori e cavoli contengono il 20-40% di antiossidanti in più rispetto a quelle dell'agricoltura convenzionale. Il latte delle mucche allevate con il metodo biologico addirittura il 50-80% in più. In attesa che il ministero per le Politiche agricole voglia spendere qualche soldo affinché informazioni come queste giungano a tutti i consumatori, il settore biologico cerca di far da sé. Anche passando attraverso ai fumetti. (greenplanet)