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domenica 14 ottobre 2007

LEGGE REGIONALE 18 DEL 2002

LEGGE REGIONALE N. 18 DEL 20-05-2002

REGIONE BASILICATA

“Disposizioni per la precauzione in materia alimentare e per la coltivazione, l’allevamento, la sperimentazione e la commercializzazione di organismi modificati e di prodotti da essi derivati. Norme per la produzione dei prodotti biologici, tipici e tradizionali nelle mense pubbliche”.

Fonte: BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE BASILICATA N. 35 del 24 maggio 2002

IL CONSIGLIO REGIONALE

ha approvato

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE

promulga

La seguente legge:


TITOLO I

DEGLI ORGANISMI GENETICAMENTE MODIFICATI

ARTICOLO 1

Obiettivi — Principio di precauzione

1. La Regione Basilicata tutela le risorse genetiche del proprio

territorio e la qualità, specificità, originalità e territorialità della

propria produzione agro-alimentare.

2. La Regione Basilicata informa la propria azione e le proprie

iniziative in materia alimentare al rispetto del principio di

precauzione ed in base ad esso adotta ogni opportuna cautela

e si attiene a prudenza nell’adozione di ogni provvedimento,

allorquando non siano individuati elementi scientifici dotati di

attendibilità che escludano la produzione di eventi dannosi per

la salute umana, anche solo potenziali, come conseguenza

dell’impiego, dell’utilizzo ovvero dell’assunzione di prodotti

alimentari.

3. La Regione, per la garanzia della sicurezza alimentare dei

propri cittadini, applica il principio di precauzione nelle decisioni

che riguardino in particolare l’uso per qualunque fine di

organismi geneticamente modificati o di prodotti da essi

derivati.

4. Per organismi geneticamente modificati si intendono quelli

previsti dall’art. 1 del Decreto Legislativo 12 aprile 2001, n.206.

5. La Regione realizza ogni azione utile a prevenire possibili

rischi sulla salute umana e sull’ambiente derivanti dalla

coltivazione, dall’allevamento e dall’uso a scopi alimentari degli

organismi geneticamente modificati o di prodotti da essi

derivati.

6. La Regione promuove e sostiene la ricerca e la

sperimentazione nel settore agricolo con i seguenti obiettivi:


a) mantenere la biodiversità;

b) ricostituire sistemi agricoli diversificati, nella direzione di uno

sviluppo durevole e del mantenimento dell’alto valore del

paesaggio agrario regionale.

ARTICOLO 2

Divieto di coltivazione e di allevamento, a qualsiasi titolo, sui

terreni di proprietà pubblica, collettiva e nelle aree a qualunque

titolo protette.

1. E’ fatto divieto di coltivazione e di allevamento di piante e

animali geneticamente modificati o di altro tipo di organismi

geneticamente modificati sui terreni di proprietà del demanio

regionale, sui terreni di proprietà collettiva ricadenti nel territorio

regionale e nelle aree limitrofe a questi, nel raggio di almeno

due chilometri.

2. A fini sperimentali si seguono le procedure previste dall’art. 7

del Decreto Legislativo 12 aprile 2001, n.206.

3. Nelle aree protette regionali, nei territori di interesse collettivo

regionale individuati ai sensi della legislazione vigente in

materia, e nelle aree in cui si realizzano prodotti garantiti da un

marchio o da una qualunque denominazione o specificazione

di qualità riconosciuta dall’Unione Europea, è fatto divieto di

usare organismi geneticamente modificati anche a fini

meramente sperimentali, sia all’interno dei citati luoghi che

nelle zone limitrofe nel raggio di almeno due chilometri.

4. E’ fatto divieto di coltivazione e di allevamento di organismi

geneticamente modificati anche a soli fini sperimentali nei

terreni ricadenti in una fascia di rispetto di almeno due

chilometri da qualunque azienda che segue i metodi

dell’agricoltura biologica o che a qualunque titolo riceva

sostegno per l’applicazione di misure agroambientali, in

ossequio alla legislazione vigente.

5. E’ fatto divieto di coltivazione e di allevamento di organismi

geneticamente modificati, nei siti inseriti in appositi elenchi

predisposti dalla Regione nell’ambito della rete regionale di

protezione della biodiversità e nelle zone limitrofe per una

distanza di almeno due chilometri.

6. Gli agricoltori — singoli o associati — e i proprietari di terreni,

al fine di tutelare la qualità delle loro produzioni e il valore

ambientale dei loro beni, possono fare richiesta alla Regione di

dichiarare i terreni di loro pertinenza privi della presenza di

organismi geneticamente modificati. Nella zona di rispetto di

almeno due chilometri da tali siti è fatto divieto di usare

organismi geneticamente modificati, anche a soli fini

sperimentali.

7. Per la richiesta di cui al precedente comma 6 è osservata la

procedura di cui all’art.8 della Legge regionale 27 aprile 1999

n. 14.

8. Un regolamento di attuazione, adottato dalla Giunta

Regionale, sentita la Commissione Consiliare Permanente

competente, entro quattro mesi dalla entrata in vigore della

presente legge, regolerà gli effetti del presente articolo.

ARTICOLO 3

Modifiche all’art. 7, comma 2, della Legge regionale 27 aprile

1999 n. 14 — Disciplina delle produzioni biologiche regionali

1. All’art.7, comma 2, della Legge regionale 27 aprile 1999 n.

14 sono aggiunte, dopo la lettera c) della sezione I, le seguenti

parole:

“d) aziende i cui terreni siano stati dichiarati privi della presenza

di organismi geneticamente modificati, ai sensi della normativa

regionale vigente”.

ARTICOLO 4

Divieto di coltivazione in pieno campo di piante transgeniche

1. Salva la sperimentazione autorizzata dal Ministero della

Salute ai sensi del Decreto Legislativo 12 aprile 2001, n. 206 e

nelle more della messa a punto di protocolli idonei e specifici

per la valutazione dei rischi di impatto sui sistemi agrari

regionali, a tutela delle risorse genetiche e degli stessi sistemi

agrari e naturali regionali è comunque vietata la coltivazione in

pieno campo e su tutto il territorio regionale di piante

geneticamente modificate.

ARTICOLO 5

Esclusione dalla protezione dei marchi o di una qualunque

denominazione o specificazione di qualità

1. Sono escluse dalla possibilità di accedere ai marchi o a

qualunque denominazione o specificazione di qualità per i loro

prodotti le aziende agricole che, per le produzioni oggetto di tali

marchi, utilizzino organismi geneticamente modificati,

comunque presenti nel ciclo produttivo come materia prima,

coadiuvanti, additivi o ingredienti.

ARTICOLO 6

Ristorazione collettiva

1. Nelle attività di ristorazione collettiva di scuole e asili, mense

universitarie, ospedali, luoghi di cura presenti nel territorio

regionale, negli uffici pubblici appartenenti alla regione, alle

province, ai comuni, anche se gestite da soggetti privati

convenzionati, è vietata la somministrazione di prodotti

contenenti organismi geneticamente modificati.

2. I soggetti gestori di cui al comma 1 sono tenuti a verificare

l’assenza negli alimenti somministrati di organismi

geneticamente modificati o di prodotti da essi derivati.

3. Al fine di favorire la corretta informazione degli utenti, i

soggetti gestori di cui al comma 1 hanno l’obbligo di esporre in

modo adeguato le informazioni sulla provenienza degli alimenti

somministrati ed, in particolare, la dichiarazione di assenza

dell’uso di materie prime e derivate contenenti organismi

geneticamente modificati.

ARTICOLO 7

Etichettatura dei prodotti per l’alimentazione umana ed animale

1. In ottemperanza alle disposizioni dell’Unione Europea in

materia di etichettatura, è fatto obbligo a tutti i gestori di esercizi

commerciali che operano sul territorio regionale, siano essi

appartenenti alle grandi catene di distribuzione ovvero

commercianti al dettaglio, di verificare che i prodotti messi in

vendita siano dotati di adeguata etichettatura indicante

l’eventuale presenza di organismi geneticamente modificati o

di prodotti da essi derivati.

2. I prodotti contenenti organismi geneticamente modificati

devono essere comunque esposti al pubblico in modo

chiaramente ed inequivocabilmente identificabili e separati in

appositi ed esclusivi contenitori e/o scaffali.

3. I gestori che commercializzano esclusivamente alimenti

esenti da organismi geneticamente modificati o prodotti derivati

possono darne comunicazione alla Regione Basilicata entro il

30 giugno di ogni anno al fine di essere inseriti nell’elenco di

tali esercizi commerciali redatto annualmente a cura della

Regione.

ARTICOLO 8

Ricerca

1. La Regione Basilicata riconosce titolo preferenziale alle

ricerche finalizzate alla diversificazione dei sistemi agrari e alla

individuazione, valorizzazione e tutela delle risorse

geneticamente autoctone nonché alla relativa creazione

varietale basata su genotipi locali, tradizionali o antichi di

interesse agrario.

2. Analogo titolo preferenziale è altresì riconosciuto alle ricerche

finalizzate alla verifica dei rischi connessi alla coltivazione degli

organismi geneticamente modificati.

3. La Regione Basilicata, al fine di valorizzare le risorse

genetiche o del germoplasma, promuove la collaborazione di

enti di ricerca e di divulgazione fra di essi e con altre Istituzioni

pubbliche presenti sul territorio regionale, indirizzandoli alla

valorizzazione delle produzioni tipiche regionali.

4. Sono escluse dalla erogazione di finanziamenti regionali le

ricerche che utilizzano tecniche di manipolazione genetica

finalizzate alla creazione varietale e/o alla selezione animale.

ARTICOLO 9

Compiti di informazione

1. La Regione Basilicata si impegna a comunicare le

informazioni contenute nelle notifiche di emissione deliberate e

l’autorizzazione rilasciata dal Ministero della Salute ai comuni

sul cui territorio insistono le sperimentazioni, nello spirito e

secondo le indicazioni contenute nella direttiva CE 90/313 del 7

giugno 1990 in materia di trasparenza sulle informazioni

concernenti l’ambiente e del Decreto Legislativo n.39 del 24

febbraio 1997.

2. Il Comune, a sua volta, comunica l’autorizzazione alla

sperimentazione agli agricoltori confinanti con l’azienda in cui

si effettua la sperimentazione stessa.

TITOLO II

DELL’USO DI PRODOTTI BIOLOGICI, TIPICI E TRADIZIONALI

ARTICOLO 10

Consumo di prodotti biologici, tipici e tradizionali

1. La Regione promuove il consumo nelle attività di ristorazione

collettiva, di cui al precedente art.6, di prodotti biologici ottenuti

secondo la normativa prevista dai regolamenti comunitari e con

i metodi indicati nella Legge regionale 27 aprile 1999 n. 14,

nonché di quelli tipici e tradizionali.

2. Le disposizioni del presente capo si applicano

prioritariamente alle attività di ristorazione collettiva nelle scuole

ed asili, nelle mense universitarie, negli ospedali, nei luoghi di

cura presenti nel territorio regionale, negli uffici pubblici

appartenenti alla Regione, alle province, ai comuni, anche se

gestiti da soggetti privati convenzionati, e ad ogni altra attività di

fornitura di pasti, di seguito denominate “mense”.

3. Per il conseguimento degli obiettivi indicati nel precedente

comma 1, la Regione eroga contributi in favore degli enti

gestori delle attività di ristorazione collettiva.

ARTICOLO 11

Forniture e loro aggiudicazione

1. Per l’ottenimento dei contributi di cui al comma 3 dell’art. 10, i

gestori dei servizi di ristorazione collettiva devono fornire i pasti

delle proprie mense utilizzando prevalentemente:

- prodotti di origine vegetale provenienti da coltivazioni e da

trasformazioni biologiche ottenute a norma del Regolamento

CEE 2092/1991 e successivi;

- prodotti di origine animale ottenuti secondo le modalità

indicate dall’art.2 comma 2 della Legge regionale 27 aprile

1999, n. 14 così come disciplinate dal Reg. CE 1804/99 e

relative norme attuative nazionali;

- prodotti dichiarati tipici con appositi decreti ministeriali, o

dichiarati tradizionali ai sensi del Regolamento approvato con

Decreto del Ministro per le Politiche Agricole n. 350 dell’8

settembre 1999.

2. Per utilizzo dei prodotti indicati al comma 1, si intende

l’impiego degli stessi per il confezionamento dei pasti in una

percentuale non inferiore al 30 per cento del totale, così come

rilevabile dai relativi contratti di fornitura.

3. I prodotti devono essere assoggettati rispettivamente al

regime di controllo di cui al citato Regolamento CEE

n.2092/1991, tramite gli Organismi di controllo a ciò deputati, o

agli altri regimi di certificazione e di controllo identificati dal

proprio provvedimento di tipicità o disciplinare di produzione.

ARTICOLO 12

Contributi

1. L’Amministrazione Regionale, è autorizzata ad erogare

contributi:

a) per l’utilizzo dei prodotti indicati all’articolo 11, comma 1,

nella misura massima del 30 per cento calcolato sull’importo

totale della spesa sostenuta nell’anno precedente dai soggetti

indicati all’art. 10 della presente legge, e secondo criteri stabiliti

dalla Giunta Regionale, che tengano conto della prevalenza di

cui all’art.11 comma 2;

b) per iniziative di educazione alimentare degli utenti, di

aggiornamento professionale del personale scolastico e

addetto ai servizi di mensa nella misura massima del 50 per

cento della spesa.

2. Con il provvedimento di cui al comma 1, la Giunta Regionale

stabilisce anche i criteri di individuazione delle priorità previste

all’art.10 comma 2.

ARTICOLO 13

Produzioni biologiche regionali

1. Nell’ambito dei compiti di promozione ed incentivazione della

produzione biologica ed integrata nel territorio regionale,

assunti dalla Regione ai sensi degli articoli 10 ed 11 della

Legge regionale 27 aprile 1999 n. 14, i contributi previsti

dall’art.12, lett. a), sono aumentati fino alla misura massima

del 50 per cento, calcolato sull’importo totale della spesa

sostenuta nell’anno precedente dai soggetti indicati all’art. 10

della presente legge, nel caso di utilizzo prevalente dei prodotti

indicati all’articolo 11, comma 1 ottenuti da aziende iscritte negli

elenchi regionali di cui all’art.7 della Legge regionale 27 aprile

1999, n. 14.

2. L’utilizzo prevalente di prodotti provenienti dalle aziende

iscritte negli elenchi regionali di cui all’art.7 della Legge

regionale 27 aprile 1999, n. 14 è rilevato con le modalità

prescritte dall’art.11, comma 2, della presente legge.

TITOLO III

DEI COMPITI DI INFORMAZIONE, EDUCAZIONE

ALIMENTARE E CONTROLLO

ARTICOLO 14

Informazione ed educazione alimentare

1. La Regione Basilicata, in osservanza al principio di

precauzione di cui all’art.1 della presente legge, organizza,

promuove, sostiene e realizza campagne di informazione ed

educazione dei cittadini, dirette in particolare agli agricoltori, agli

operatori scolastici e sanitari, e ai consumatori sui rischi

eventuali per la salute e per l’ambiente derivanti dall’uso di

prodotti contenenti organismi geneticamente modificati.

2. I Comuni e gli altri enti indicati all’art. 10, comma 2, devono,

all’inizio di ogni anno, fornire agli utenti materiali informativi di

educazione alimentare e le seguenti informazioni sul servizio di

mensa:

a) le sue condizioni generali;

b) le tabelle dietetiche e i valori nutrizionali;

c) la natura, la quantità e i risultati dei controlli sanitari,

merceologici e sulle strutture compiuti dalle competenti autorità

pubbliche o eventualmente affidati ad enti privati specializzati;

d) la certificazione del mancato impiego di prodotti contenenti

organismi geneticamente modificati e dell’avvenuta verifica

effettuata ai sensi dell’art.6, comma 2;

e) l’eventuale impiego di prodotti biologici tipici e tradizionali,

con loro indicazione, e della loro eventuale prevalenza.

3. L’iniziativa di cui al comma 2 è comunicata al Dipartimento

Agricoltura e al Dipartimento Sicurezza e Solidarietà Sociale.

ARTICOLO 15

Commissione di controllo — Istituzione, composizione e poteri

1. Al fine di garantire la corretta attuazione della presente legge,

è istituito un organismo denominato “Commissione di controllo

sugli organismi geneticamente modificati e sui prodotti da essi

derivati”.

2. La Commissione ha sede presso il Dipartimento

all’Agricoltura e dura in carica cinque anni. Essa è presieduta

dall’Assessore all’Agricoltura o da un suo delegato ed è

costituita:

a) da un esperto nominato dall’Istituto Zooprofilattico

Sperimentale;

b) da un esperto nominato dal Preside della Facoltà di Agraria

della Università di Basilicata;

c) da un esperto nominato dall’Azienda Regionale per la

Protezione dell’Ambiente della Basilicata (A.R.P.A.B.);

d) da un funzionario del Dipartimento Ambiente;

e) da un funzionario del Dipartimento della Sicurezza e

Solidarietà Sociale;

f) da un funzionario del Dipartimento Agricoltura;

g) da un funzionario del Dipartimento Attività Produttive;

h) da due esperti nominati dalle organizzazioni di difesa e di

rappresentanza dei consumatori.

3. La Commissione è nominata con provvedimento della

Giunta Regionale entro 90 giorni dalla entrata in vigore della

presente legge e successivamente entro 90 giorni dalla

scadenza.

4. La Commissione esercita i suoi poteri di controllo attraverso:

a) verifiche delle emissioni deliberate;

b) ispezioni nelle aree soggette a divieto di coltivazione di

Organismi Geneticamente Modificati (O.G.M.) ai sensi dell’art.2;

c) verifiche sulla ristorazione collettiva di cui all’art.6;

d) verifica dell’etichettatura negli esercizi commerciali;

e) ogni altra attività utile e necessaria ai fini della corretta

applicazione dei principi e all’osservanza dei divieti stabiliti

nella presente legge.

5. La Commissione potrà, nell’esercizio delle sue funzioni,

avvalersi della Polizia Provinciale e della Polizia Municipale

territorialmente competenti al fine di eseguire accertamenti,

sopralluoghi ed ogni altra necessaria attività.

6. La Commissione riferisce annualmente al Consiglio

Regionale sui risultati della sua attività. Ove la Commissione

accerti, a seguito delle verifiche e dei controlli effettuati, la

violazione degli obblighi o dei divieti imposti dalla presente

legge, lo comunica immediatamente all’ufficio competente per

ogni provvedimento conseguente.

TITOLO IV

NORME FINALI

ARTICOLO 16

Sanzioni

1. Per le violazioni alle disposizioni contenute negli articoli 2, 5

e 6, commi 1 e 2, si applica una sanzione amministrativa

consistente nel pagamento di una somma da un minimo di

2.500 euro ad un massimo di 10.000 euro.

2. Alla vigilanza sull’osservanza delle disposizioni di cui alla

presente legge e all’irrogazione delle sanzioni di cui al comma

1 provvedono i Comuni territorialmente interessati, ferme le

competenze della Commissione di cui all’art.15.

3. Per la ripartizione tra la Regione ed i Comuni degli importi

delle sanzioni comminate si applicano le disposizioni vigenti in

materia di decentramento e di federalismo fiscale.

ARTICOLO 17

Norma finanziaria

1. Agli oneri derivanti dall’applicazione della presente legge,

quantificati per l’anno in corso in Euro 100.000, si provvede, in

termini di competenza e di cassa, mediante prelevamento della

predetta somma dalla U.P.B. 1211.01 Fondi Speciali per Spese

Correnti (corrente operativa) — Cap. 7465 “Fondo speciale per

oneri di natura corrente derivanti da provvedimenti legislativi

regionali che si perfezionino successivamente all’approvazione

del Bilancio — Fondi Regionali — Spese correnti operative” — del

Bilancio di previsione della Regione per l’anno 2002 ed

istituzione nello stesso di apposita U.P.B. avente la

denominazione “Contributi per la introduzione dei prodotti

biologici, tipici e tradizionali nelle mense pubbliche e per le

iniziative di educazione alimentare degli utenti di

aggiornamento del personale scolastico ed addetto ai servizi di

mensa”.

2. Le leggi di Bilancio per gli anni successivi al 2002 fisseranno

gli importi dei relativi stanziamenti.

3. La Giunta Regionale è autorizzata ad apportare al Bilancio

2002 le necessarie variazioni.

TITOLO IV

NORME FINALI

ARTICOLO 18

Pubblicazione

La presente legge regionale sarà pubblicata sul Bollettino

Ufficiale della Regione.

E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla

osservare come legge della Regione Basilicata.

Potenza, 20 maggio 2002

BUBBICO

sabato 13 ottobre 2007


Sollecitata la piena attuazione della legge regionale

"CONTROLLARE LE MENSE"

aIAB: partite di riso con ogm importate dagli usa

Da La Nuova del Sud 13 ottobre 2007


Potenza- “È necessario che venga garantita al più presto la piena operatività per coordinare tutte le forze oggi impegnate nell’attività di controllo dei prodotti al rischio di contaminazione di prodotti OGM nelle attività di ristorazione collettiva di scuole ed asili, mense universitarie, ospedali, luoghi di cura presenti nel territorio regionale, negli uffici pubblici appartenenti alla regione, alle province, ai comuni, anche se gestite da soggetti privati convenzionati, dove tra l’altro è vietata la somministrazione di prodotti contenenti organismi geneticamente modificati cosi come previsto dalla legge regionale 18 del 2002. Lo afferma Terenzio Bove presidente dell’AIAB Basilicata nel commentare l’allarme lanciato da Greenpeace in questi giorni sull’utilizzo di prodotti ogm, soprattutto riso, non testati. “Il tutto si verifica ad un anno di distanza dalla scoperta in tutta Europa di partite di riso importate illegalmente dagli Stati Uniti, dove si è verificata una diffusa contaminazione delle coltivazioni con organismi geneticamente modificati non autorizzati (ogm ll 601). Proprio nelle mense pubbliche- precisa Bove i soggetti gestori sono tenuti a verificare l’assenza negli alimenti somministrati di organismi geneticamente modificati o di prodotti da essi derivati”.

L’opposizione agli ogm – continua Bove- risponde alla volontà dei consumatori in Europa e in Italia dove secondo un’indagine della Coldiretti Ispo tre cittadini su quattro (74 per cento) sono convinti che i prodotti contenenti organismi geneticamente modificati (ogm) non facciano bene alla salute” e visto che si tratta nella maggior parte dei casi di mense di scuole e di ospedali dove vi sono persone non in stato di salute ottimale, credo sia doveroso nei confronti di queste categorie deboli, garantire prodotti di qualità e invocare al principio della precauzione.

mercoledì 10 ottobre 2007

Costituito il comitato bilaterale nazionale per il marchio “Qualità e Lavoro”

Si è costituito oggi il Comitato bilaterale nazionale previsto dall’accordo Uila-Aiab per il riconoscimento del marchio “Qualità Lavoro”

Si è costituito oggi il Comitato bilaterale nazionale previsto dall’accordo Uila-Aiab per il riconoscimento del marchio “Qualità Lavoro”, presentato al Sana 2007 a Bologna lo scorso 13 settembre, alla presenza del sottosegretario alle politiche agricole Guido Tampieri.

Del comitato fanno parte, per la Uila: Tiziana Bocchi, segretario nazionale e Antonio Mattei; per l’Aiab, Andrea Ferrante, presidente ed Elisabetta Pezzini coordinatrice del marchio per l’Aiab.

Il comitato bilaterale, come definito nell’accordo, è l’organismo preposto alla concessione, alla tutela, alla promozione e valorizzazione del marchio “Qualità Lavoro”. Al comitato vanno indirizzate le richieste di adesione al marchio delle aziende agricole biologiche interessate.(www.aiab.it)

Sementi: linee guida per la sanità delle sementi bio

Come risultato di un progetto di ricerca sulla sanità delle sementi nell’ambito del Programma Federale sull’Agricoltura Biologica della Germania, sono uscite due pubblicazioni, per il momento disponibili in numero limitato. Si tratta di due guide inerenti la sanità delle sementi da coltivazione biologica, per le specie erbacee e orticole, che includono anche un capitolo sulle piante medicinali. Le guide sono redatte in lingua tedesca e possono essere ordinate al FIBL Germania. Per contatti: Klaus-Peter Wilbois (Klaus.wilbois@fibl.org). (ECO-PB Newsletter/B@N)

martedì 9 ottobre 2007

MONTANARO (VERDI): ASSOLUTO RISPETTO PER IL BIOLOGICO E PER LA NATURA

Potenza- E’ quanto afferma Michele Montanaro, responsabile regionale agricoltura dei Verdi per la Pace.

“Bene ha fatto il Ministro dell’Ambiente –afferma Montanaro- a respingere nuovamente protocolli di ricerca privi delle indispensabili garanzie di sicurezza”.

Le dichiarazioni di Montanaro a latere del diniego motivato del Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio riguardante una nota del Ministero per le politiche agricole del 6 agosto scorso con la quale veniva riproposto la validità tecnica dei protocolli di sperimentazione, già respinti nel mese di giugno dallo stesso Ministero dell’Ambiente.

“Le sperimentazioni di OGM in campo aperto –continua Montanaro- possono mettere a rischio produzioni di grande rilievo per l’agroalimentare italiano. Siamo di fronte ad una pericolosa compromissione di peculiarità proprie della nostra agricoltura. Elementi fondamentali della nostra produzione agricola come ulivo, vite, pomodori, mais, fragole, ciliegie e tanti altri necessitano di un’attenta prevenzione.

Compromettere la varietà delle produzioni autoctone sarebbe solo un gravissimo errore di valutazione.

Nell’invitare tutti a partecipare fino al 15 novembre a sottoscrivere la consultazione diretta per liberare l’Italia dagli OGM, il nostro Paese –conclude Montanaro – deve essere capofila in Europa del crescente movimento verso la moratoria, a tutela di un sistema di prodotti agroalimentari di qualità che non ha eguali nel mondo.

Assoluto rispetto per il biologico e per la natura evitando protocolli di sperimentazione genetica sui nostri sani e naturali prodotti italiani e partecipare in massa (comunicato stampa verdi - Basilicata)

lunedì 8 ottobre 2007

BIODOMENICA IN BASILICATA


Festa del biologico organizzata da Coldiretti, AIAB ed ICEA


IN PIAZZA I SAPORI DELLE NOSTRE CAMPAGNE

Potenza- Anche in Basilicata, come in tutta Italia, il sette ottobre si è svolta la Biodomenica, festa dell’ambiente, della salute, dell’alimentazione e del gusto, dedicata all’agricoltura biologica organizzata dalla COLDIRETTI, dall’AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica), ed ICEA Basilicata. La manifestazione parzialmente influenzata dalle condizioni meteoriche avverse si è svolta secondo programma a Villa d’Agri e a Matera mentre a Potenza è stata rinviata in data da destinarsi. Al momento gli organizzatori non hanno deciso in merito. In particolare la giornata di Villa d’Agri, anticipata al sabato e denominata “quelli che aspettano la biodomenica” ha visto i ragazzi del vivaio dell’A.S Val d’Agri impegnati in un torneo di calcetto sottolineando come lo sport è salute ma per stare bene in salute e praticare sport occorre una corretta alimentazione basata su prodotti sani e sicuri, rifacendosi al modello della dieta mediterranea negli stili di vita e per i benefici per la salute dimostrati scientificamente”. È quanto ha affermato il Presidente dell’Aiab Basilicata, Terenzio Bove. “Si corre il rischio fra qualche anno di standardizzare i prodotti e di perdere l’immenso patrimonio di risorse enogastronomiche. “La biodiversità e l’immenso patrimonio di risorse- continua Bove- rappresentano un valore straordinario per l'Italia che è il Paese simbolo di questo tipo di cucina e dove è più radicata la cultura alimentare fondata sui principi della dieta mediterranea con primati raggiunti nelle principali produzioni a base di frutta, verdura e pasta. Senza considerare il posto d'onore nella Ue per vino ed olii di oliva. "La dieta mediterranea –conclude Bove - è riconosciuta come dieta sana e nutriente, utile per contrastare l'invecchiamento cellulare e le malattie cardiovascolari" e soprattutto a chi pratica sport e gli organismi geneticamente modificati sarebbero una forzatura sulla libertà degli agricoltori e consumatori di mangiare quello che vogliono e soprattutto mediterraneo". A Matera in Piazza V. Veneto i produttori del CONPROBIO, i tecnici di ICEA e i rappresentanti di Coldiretti e AIAB hanno incontrato i consumatori per proporre loro un modo diretto di apprezzare i prodotti sani e i sapori del territorio, accorciare le distanze tra produzione e consumo, comprendere il valore delle produzioni oltre il prodotto. Ma è stata anche e soprattutto l’occasione per raccogliere firme contro la diffusione degli OGM da parte della “Coalizione Italia Europa Liberi da OGM” partita già dal 15 settembre e che si concluderà il 15 novembre tutti insieme per chiedere che agroalimentare, il cibo e la sua genuinità, siano il cuore dello sviluppo, fatto di persone e territori, salute e qualità, sostenibile e innovativo, fondato sulla biodiversità e soprattutto libero da OGM.

venerdì 5 ottobre 2007

L’appuntamento con BIODOMENICA 7 ottobre organizzata da Aiab, coldiretti e legambiente

MATERA PATRIMONIO DELL’UNESCO DICE NO AGLI OGM

La città dei sassi chiede maggiore tutela del territorio e delle produzioni tipiche

Matera- Grandi apprezzamenti vengono dal mondo del biologico per il consigliere Corrado Arfò (An) che ha presentato al presidente del Consiglio comunale di Matera un Ordine del giorno, per impegnare l’amministrazione “alla tutela del territorio e delle produzioni tipiche dai possibili effetti negativi connessi all’impiego ed alla coltivazione di organismi geneticamente modificati, dichiarando il territorio comunale libero da Ogm, nel rispetto del principio di precauzione e nelle more della messa a punto di idonei protocolli di sicurezza. Matera, il luogo privilegiato di un vasto processo di “ricostruzione ambientale”, fondato su regole di tutela e di sviluppo sostenibile: operazione che dopo il riconoscimento UNESCO (1993), ha ottenuto dall’Unione Europea, nel 1995, il Premio Europeo di Pianificazione Urbana e Regionale. Oggi Matera antica e l’Altipiano Murgico frontistante, costituiscono pertanto un “unicum” urbanistico-naturalistico, ancora pressoché integro, di straordinario interesse e qualità, ricco di segni contrastanti, a volte primitivi, magici quasi, a volte culturalmente assai elaborati, ma sempre storicamente identificati: uno spaccato, assai originale, della storia della città europea, che è affascinante ricercare, scoprire, decifrare, nell’imprevedibile impasto, nel raffinato dialogo tra rocce ed architettura, canyon e campanili, in uno scenario urbano di incomparabile bellezza e qualità, di assoluto valore nel quadro delle città europee e del bacino del Mediterraneo. Come la laguna di Venezia, i trulli di Alberobello, il Machu Picchu, Notre Dame, la Statua della Libertà o la grande barriera corallina o appunto i sassi di Matera anche la dieta mediterranea è entrata nella lista del patrimonio dell'umanità all'Unesco, per il valore storico che ha assunto questo modello alimentare negli stili di vita e per i benefici per la salute dimostrati scientificamente. “Gli organismi geneticamente modificati sono "una forzatura sulla libertà degli agricoltori e consumatori di mangiare quello che vogliono e soprattutto mediterraneo" . È quanto ha affermato il Presidente dell’Aiab Basilicata, Terenzio Bove. “La biodiversità e l’immenso patrimonio di risorse enogastronomiche rappresentano un valore straordinario per l'Italia che è il Paese simbolo di questo tipo di cucina e dove è più radicata la cultura alimentare fondata sui principi della dieta mediterranea con primati raggiunti nelle principali produzioni a base di frutta, verdura e pasta. Senza considerare il posto d'onore nella Ue per vino ed olii di oliva. "La dieta mediterranea -prosegue Bove - è infatti basata sul consumo di alimenti ricchi di fibre (cereali, legumi, frutta e verdura), di olio d'oliva e di pesce ed è unanimemente riconosciuta come dieta sana e nutriente, utile per contrastare l'invecchiamento cellulare e le malattie cardiovascolari". Pane, pasta, frutta, verdura, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino (dal 20 prossimo anche DOC) rappresentano lo straordinario patrimonio di un territorio tutto da scoprire e da gustare. In piazza, dunque ( a Matera in Piazza V. Veneto e a Potenza in Piazza M. Pagano) domenica 7 ottobre dalle ore 10 alle ore 13.00 anticipato al sabato alle ore 17.00 a Villa d’Agri per incontrare i consumatori e proporre un modo diretto di apprezzare i prodotti sani e i sapori del territorio, accorciare le distanze tra produzione e consumo, comprendere il valore delle produzioni oltre il prodotto. Insomma una occasione da non perdere, per toccare con mano la realtà delle aziende tipiche e biologiche lucane e i prodotti che rispettano la natura, tutelano la biodiversità, fanno bene alla salute, costano poco e soprattutto aiutano il territorio a vivere.

Le primarie atipiche degli ogm: sfidano quelle del Pd ma non sciolgono i dubbi

Realizzata da  Emanuele Vezzaro
Ogm sì, ogm no, il made in Italy si interroga.
Dal 15 settembre al 15 novembre le strade d’Italia saranno occupate dai banchetti per la raccolta di firme. Anzi, per il voto, con tanto di scheda referendaria. E la domanda è: “Vuoi che l’agroalimentare, il cibo e la sua genuinità, siano il cuore dello sviluppo, fatto di persone e territori, salute e qualità, sostenibile e innovativo, fondato sulla biodiversità, libero da Ogm?”
Una consultazione del tutto inedita (la Gran Bretagna organizzò un grande dibattito sugli Ogm nel 2001, ma l’iniziativa in quel caso fu governativa). E coraggiosa: i promotori sperano di portare al voto almeno tre milioni di italiani, nonostante la concomitanza delle primarie del Pd. Ma qui i promotori non sono veri e propri politici (benché il leader, Mario Capanna, abbia un passato da contestatore, da europarlamentare e un presente da presidente della Fondazione dei Diritti Genetici) ma una coalizione di 29 organizzazioni (dalla Coldiretti alle Acli, dalla Lega Coop al WWF, con quella strana comunione di intenti che poche volte ha raggruppato la destra e la sinistra italiane) che operano negli ambiti più disparati: dei consumatori, degli agricoltori, della scienza, dell’artigianato e della piccola e media impresa, della cultura, delle autonomie locali e ambientaliste. La consultazione nazionale durerà due mesi, fino al 15 novembre, e i promotori sperano di arrivare a tre milioni di firme.
Referendum o primarie, il problema di sempre è la chiarezza. Ci si capisce ancor meno che con la legge sulla procreazione assistita. Perché gli argomenti (e la posta) in gioco sono seri e vasti e perché tra favorevoli e contrari ai prodotti modificati geneticamente, spesso, la partita si incaglia alle accuse reciproche. Il partito del sì accusa il partito del no di essere a servizio della lobby che vuole fermare la scienza e questi ultimi rispondono che non vogliono limitare la ricerca, ma mettere dei vincoli fino a che non sia chiaro se i prodotti manipolati facciano male o meno. Va detto anche che in Italia la produzione agricola è sempre più orientata al biologico. E con 153 prodotti tra Dop (denominazione d’origine protetta) e Igp (indicazione geografica protetta) siamo leader in Europa per prodotti certificati e leader indiscussi del biologico (un terzo delle imprese biologiche europee sono italiane). E allora il dibatto da noi riguarda un altro capitolo.

Per Federica Ferrario, responsabile della campagna Ogm di Greenpeace, “in Italia la produzione animale è rimasto l’unico vero ricettacolo degli ogm, perché qui i consumatori ne perdono le tracce, dato che su prodotti quali latte, carne, uova e formaggio, le etichette non specificano se sono stati usati Ogm nell’alimentazione dell’animale di provenienza”.
Domenica 7 ottobre sarà l’occasione per vederci più chiaro: in oltre 50 piazze d’Italia sarà la Biodomenica di Legambiente, Coldiretti e Aiab.
Altre info sul sito della coalizione. E per le domande più frequenti sull’argomento, ecco le risposte di Greenpeace. Qui, invece, la campagna e l’ informazione pro Ogm.

Guarda la GALLERY della coalizione Ogm free

Fonte panorama

giovedì 4 ottobre 2007

In piazza per il Biologico e contro gli Ogm

A otto anni dalla prima edizione, più di cinquanta piazze italiane saranno protagoniste della giornata dedicata al biologico. La più importante manifestazione nazionale di promozione dell’agricoltura biologica di qualità, organizzata da AIAB, Coldiretti e Legambiente, ogni anno porta nelle piazze decine di produttori a parlare con la gente di agricoltura biologica e sana alimentazione. Ma quest’anno la Biodomenica accende i riflettori sulla campagna nazionale “Liberi da Ogm” per dichiarare gli OGM incompatibili ed inaccettabili per il modello agroalimentare italiano.Gli organismi geneticamente modificati sono "una forzatura sulla libertà degli agricoltori e consumatori di mangiare quello che vogliono". Gli italiani sono compatti nel dire no agli alimenti Frankenstein e dagli agricoltori ai cittadini, dagli industriali alle catene di distribuzione, tutti chiedono etichette per cibi "ogm free". E' quanto ha riferito il Presidente dell’Aiab Basilicata, Terenzio Bove, intervenendo durante un incontro tenutosi a Villa d’Agri per discutere con gli agricoltori sulla questione più calda di questi giorni, che ha diviso opinione pubblica, politici e scienziati. “Si alle bioteconologie e alle sperimentazioni di tecniche all’avanguardia dove sono davvero utili tali scelte, - ha proseguito - ma si devono lasciare "stare” gli agricoltori italiani che producono cose di grande qualità e che quindi non hanno bisogno degli Ogm". Il tema della sicurezza alimentare è prioritario per una corretta educazione alla salute e al cibo, e riguarda tutti i cittadini. Il biologico sicuramente è in grado di garantire la qualità. Ciò emerge anche dal dossier Fibl presentato recentemente da Aiab al Sana in versione italiana e che è stato pubblicato in collaborazione con la Camera di Commercio di Roma. Prendendo in considerazione gli studi condotti nel corso di diversi anni e in diverse aree del mondo, il dossier arriva alla conclusione che il biologico è meglio del convenzionale sotto diversi aspetti. I prodotti biologici – sottolinea Bove - risultano avere livelli di micronutrienti e di vitamina C più elevati, tendono ad avere una qualità sensoriale maggiore, hanno migliori performance di conservazione, una trasformazione più attenta e una qualità di processo più sostenibile”.In piazza ( a matera in Piazza V. Veneto e a Potenza in Piazza M. Pagano) domenica 7 ottobre dalle ore 10 alle ore 13.00 per incontrare i consumatori e proporre un modo diretto di apprezzare i prodotti sani e i sapori del territorio, accorciare le distanze tra produzione e consumo, comprendere il valore delle produzioni oltre il prodotto. Insomma una occasione da non perdere, per toccare con mano la realtà delle aziende tipiche e biologiche lucane e i prodotti che rispettano la natura, tutelano la biodiversità, fanno bene alla salute, costano poco e soprattutto aiutano il territorio a vivere.


domenica 30 settembre 2007

BIODIVERSITA' I benefici delle piante

di John Tuxill
ricercatore del Worldwatch Institute

NONOSTANTE SPESSO LO SI DIA PER SCONTATO, il fatto di conoscere e di poter accedere alla biodiversità botanica – quel vasto e multiforme patrimonio che ci è stato tramandato dalla natura e da generazioni di contadini e foraggieri locali – rappresenta una delle più grandi fortune dell'umanità. Per nutrire le famiglie, per curare i malati, per costruire e arredare le case, la maggior parte dei popoli di tutto il mondo dipende da risorse che direttamente o indirettamente, provengono dalle piante. Fino a oggi i botanici hanno dato un nome e descritto più di 275 mila specie vegetali maggiori, e si stima che altre 50 mila siano in attesa di essere ufficialmente scoperte. La più alta concentrazione di varietà di piante si trova nelle zone tropicali e subtropicali. Nel caso di moltissime specie, l'esperto che le conosce meglio non è lo scienziato di professione, bensì la popolazione locale che vive dove cresce la pianta e sa come usarla. Per esempio una pianta su tre è commestibile e nella maggior parte dei casi è consumata localmente, come avviene per i 133 tipi di erbe selvatiche che da sempre crescono in Toscana, nella zona della Garfagnana. In tutto il mondo, poi, migliaia di specie di piante sono impiegate nei sistemi locali di medicina tradizionale, dove servono per curare ogni genere di malanno. In Cina, dove l'uso delle piante in medicina risale a quattromila anni fa, i guaritori utilizzano più di 5 mila piante. In Asia meridionale, le piante che hanno un impiego ben preciso in medicina sono più di 1.800.

L’importanza della varietà

Il numero totale di specie vegetali, tuttavia, non riesce da solo a dare un'idea della portata delle varietà, in quanto in alcuni casi è la diversità genetica e dei fenotipi all'interno delle specie che è più importante e significativa. I guaritori tradizionali sanno bene che particolari varietà o popolazioni di una pianta medicinale spesso hanno un effetto farmacologico superiore. E se è senz'altro vero che la maggior parte delle calorie consumate dall'umanità proviene da poche specie di piante coltivate – grano, riso, mais, sorgo, patate e canna da zucchero sono le principali – esistono però centinaia di migliaia di varietà di queste coltivazioni, ognuna con diverse proprietà morfologiche, agronomiche e culinarie. Si ritiene, per esempio, che in India dall'inizio dell'ultimo secolo, siano state coltivate più di 30 mila varietà di riso. Queste varietà nelle varietà sono il risultato di generazioni di selezioni e lavoro da parte di contadini locali e indigeni di ogni parte del mondo.

È stato nel secolo scorso, tuttavia, che come mai in passato, abbiamo tratto i maggiori vantaggi dalla biodiversità delle piante. Quando la genetica, scienza emergente, ha contribuito ad aprire la strada a una straordinaria crescita in termini di produttività agricola, i selezionatori hanno radunato diverse varietà di coltivazioni di tutto il mondo, da cui hanno attinto per sviluppare un mais ibrido, un riso ad alto rendimento, un tipo di grano resistente alle malattie e altre rigogliose piante dell'agricoltura moderna. Allo stesso modo, quando nel secolo scorso si assistette a un rapido progresso delle tecniche impiegate in medicina, molti dei nuovi processi e trattamenti diventarono possibili grazie a farmaci sviluppati da composti che erano già stati individuati nelle piante. Oggi, dei 150 farmaci di più largo impiego, oltre la metà trae origine dalle piante. La tubocurarina, per esempio, impiegata per rilassare i muscoli dello scheletro nella maggior parte delle procedure chirurgiche, in origine era ottenuta da una pianta sudamericana. Naturalmente molte di queste piante utili in medicina non sono state scoperte dagli scienziati occidentali, ma dai curatori indigeni. Dalla pianta da cui si ottiene la tubocurarina, per esempio, si estrae anche il curaro, un veleno che i cacciatori aborigeni dell'Amazzonia spesso applicavano sulle frecce e sui dardi delle cerbottane per paralizzare le loro prede

Eppure, nonostante il lungo elenco di prodotti e vantaggi che l'uomo ha ottenuto dalle piante, molti potrebbero sostenere che ci aspetta un futuro ben diverso. Quasi ogni giorno scopriamo progressi tecnologici che sembrano promettere un'indipendenza senza precedenti dai limiti della natura. I selezionatori oggi possono costruire dal punto di vista genetico nuove varietà di piante trasferendo in queste ultime dei geni di organismi a loro del tutto estranei, come nel caso del pomodoro dotato del gene di un pesce oceanico che lo rende resistente al freddo. Analogamente, nella caccia di nuove medicine, i laboratori delle ditte farmaceutiche oggi possono creare e selezionare rapidamente composti chimici sintetici usando tecniche di chimica combinatoria e computer di grande potenza.

Tuttavia, sotto questa facciata di modernità, il nostro benessere continua a dipendere fondamentalmente dalle fortune della biodiversità vegetale. I selezionatori ogni anno tornano alle varietà delle colture tradizionali e alle specie affini selvatiche per reperire delle peculiarità essenziali che sono introvabili nelle linee di riproduzione più avanzate. Secondo l'economista Timothy Swanson, il 15 per cento del plasma germinale impiegato ogni anno per originare colture come il grano e il riso, è costituito dalle varietà tradizionali e da quelle selvatiche. Similmente continuano a essere scoperti potenziali nuovi benefici curativi dei composti vegetali – come nel caso della recente scoperta di una sostanza nelle radici di una pianta rara originaria degli Stati Uniti, che potenzia gli effetti dei composti chimici impiegati per combattere le cellule cancerogene. Un'altra indicazione della nostra costante dipendenza dalle piante è rappresentata dall'espansione del mercato europeo e nord americano delle medicine a base di erbe, che oggi interessa migliaia di specie vegetali e miliardi di dollari in vendite ogni anno.

Una risorsa indispensabile

Per gli abitanti dei paesi in via di sviluppo che non hanno praticamente accesso ai frutti dell'ingegneria genetica o della moderna industria farmaceutica, la varietà delle piante continua a essere una risorsa indispensabile, come nel passato. La maggior parte degli agricoltori su piccola scala continua a coltivare diversi tipi di colture e varietà, usando principalmente le sementi da loro selezionate e conservate. Questa "agrodiversità" consente ai contadini di soddisfare un ampio ventaglio di necessità familiari di sussistenza e inoltre riduce il rischio di una perdita completa del raccolto a causa di catastrofi naturali o in seguito allo scoppio di qualche pestilenza. La medicina tradizionale – che per l'85 per cento prevede preparazioni a base di piante – rimane la principale forma di assistenza sanitaria per circa 3,5 miliardi e mezzo di persone nel mondo. In alcune zone rurali dell'Africa meridionale, per esempio, c'è un guaritore tradizionale ogni 500 persone e un medico ogni 17.500 persone. Oltre a cibo e medicine, le piante locali forniscono una serie di prodotti che le popolazioni rurali continuano a raccogliere e coltivare per soddisfare i propri bisogni domestici di combustibile, riparo e reddito.

L'affidamento di molti popoli alla diversità vegetale, particolarmente nel mondo in via di sviluppo, rende sempre più problematica la percentuale di diminuzione delle risorse botaniche. La World Conservation Union (l'unione mondiale per la conservazione) stima che praticamente una su ogni otto specie di piante nel mondo è potenzialmente a rischio di estinzione. Più del 90 per cento di queste specie "a rischio" è endemico di un solo paese, cioè si può trovare soltanto in quel paese e in nessun altro luogo nel mondo. Tra le piante a rischio vi sono molte specie con un chiaro valore attuale o futuro per l'umanità. Da una recente indagine sulle piante in pericolo di estinzione condotta dal Center for Plant Conservation (il centro per la conservazione delle piante) è emerso che per due terzi sono piante affini a specie coltivate. Se queste piante si estingueranno, scomparirà anche tutta una serie di potenziali vantaggi genetici per l'agricoltura e l'orticoltura del mondo

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la perdita di un patrimonio

Forse l'aspetto più allarmante di tutti è che la diminuzione dei tipi di piante sembra corrispondere a una ancor più rapida perdita del patrimonio culturale indigeno relativo al modo di usare e gestire le risorse vegetali. La conoscenza delle piante nelle società indigene è spesso strettamente correlata a un particolare contesto socioculturale, quali i riferimenti cosmologici delle tradizionali cerimonie curative o l'importanza per la sussistenza dei nuclei familiari dell'agricoltura locale su piccola scala. Se le regole culturali per l'impiego delle piante cambiano o si sgretolano, schiacciate dalle pressioni sociali, economiche o ecologiche, le conoscenze indigene sulle piante possono diminuire, anche se in realtà le risorse vegetali continuano a esistere. Lo scienziato John Leinhard ha paragonato la situazione attuale a quella dell'Europa dello scorso millennio, quando le tribù nomadi occuparono zone che precedentemente avevano fatto parte dell'impero romano. Vivevano tra strade abbandonate, acquedotti e palazzi, per lo più non conoscendo quale fossero i potenziali vantaggi offerti da queste opere, proprio come le popolazioni acculturate dell'Amazzonia e dell'Oceania vivono tra piante che non utilizzano o riconoscono più.

È probabile che la perdita delle piante e della relativa cultura indigena comporti un notevole costo in termini di opportunità per tutti noi. Soltanto il 5-10 per cento delle specie vegetali di tutto il mondo sono state esaminate dai biochimici per scoprire quali sostanze chimiche contengano. In base alle percentuali di scoperta del passato, i ricercatori Michael Balick e Robert Mendelsohn stimano che nelle piante della foresta pluviale tropicale vi siano più di 300 composti utili per la medicina che aspettano di essere individuati, sempre che non scompaiano prima. Analogamente, il potenziale genetico delle varietà delle colture mondiali non è ancora stato del tutto esplorato. Delle decine di migliaia di varietà di piante coltivabili immagazzinate nelle banche del seme internazionali, soltanto una piccola parte è stata impiegata nei programmi di selezione delle colture.

Anche così questi costi in opportunità probabilmente non si ripercuoteranno in tempi brevi su quanti di noi in Europa, America del nord e Giappone possono usufruire di un'assistenza medica di alto livello e di un'abbondante produzione agricola, sostenuta da programmi di coltivazione estensiva. Ma per milioni di persone nei paesi in via di sviluppo che dipendono più direttamente dai vantaggi delle varietà delle piante e per i quali è difficile riuscire ad accedere a prodotti e servizi sostitutivi, la diminuzione di risorse vegetali troppo spesso significa anche un peggioramento della qualità della vita. In Messico, per esempio, lo sfruttamento eccessivo di piante medicinali ha fatto sì che alcune specie altamente pregiate, come la valeriana, non siano più immediatamente disponibili e i commercianti di piante oggi le sostituiscono con specie simili, ma inferiori sotto l'aspetto farmacologico. La perdita delle conoscenze indigene, d'altra parte, può gettare le generazioni più giovani delle popolazioni rurali in un limbo deprimente: spesso non hanno un'educazione o una formazione ufficiale tale da consentire loro di trarre pienamente vantaggio dall'economia moderna che è ormai alle loro porte, ma non hanno neppure acquisito quella profonda conoscenza etno-ecologica della flora e della fauna locali che era alla base delle usanze dei loro genitori o nonni.

Qualche modesta proposta

Tra alcune delle più importanti misure che i governi hanno adottato per tutelare la varietà delle piante vi sono la creazione di parchi nazionali e di riserve naturali, nonché la riduzione del commercio di prodotti vegetali eccessivamente sfruttati. Sicuramente si tratta di azioni lodevoli, sebbene esistano iniziative meno eclatanti, ma ugualmente essenziali, che possono essere adottate per riaccendere l'apprezzamento nei confronti del valore della varietà delle piante e riportare la saggia cura delle risorse arboree nella vita quotidiana della gente. Per alcuni di noi ciò può significare riscoprire l'usanza stagionale della raccolta di messi o di piante selvatiche locali, o forse imparare qualcosa di più sulle erbe medicinali tradizionali. Per chi, invece, dipende ancora dalle risorse vegetali, può significare ricevere sostegno da organizzazioni e agenzie per rendere il loro impiego più sostenibile. Potrebbe significare programmi di educazione ambientale nelle scuole dove gli anziani e i giovani della comunità si potrebbero riunire per condividere le conoscenze sulle piante e le tradizioni culturali a esse legate. Queste possono essere iniziative piccole, tuttavia costituiscono alcune tra le più valide possibilità che abbiamo per assicurare che i vantaggi legati alla varietà delle piante continuino a essere alla portata di quanti vi fanno affidamento.